Visualizzazione post con etichetta Marco Pannella. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marco Pannella. Mostra tutti i post

venerdì 20 maggio 2016

Cannabis e caccia

 Aggiornamento tavoli 

MARCO PANNELLA, UNA FIRMA PER RICORDARLO. DOMANI RADICALI SONDRIO IN PIAZZA CAMPELLO

Claudia Osmetti
cla.osmetti@gmail.com


Come preannunciato: domani sabato 21 maggio si terrà regolarmente a Sondrio, in Piazza Campello dalle 9.30 alle 12.30, il tavolo di raccolta firme di Radicali Sondrio per la proposta di legge popolare “Norme per la regolamentazione legale della produzione, consumo e commercio della Cannabis e dei suoi derivati”. Radicali Sondrio si unisce al grande abbraccio che in queste ore ha ricordato Marco Pannella: al gazebo radiale di domani sarà possibile ascoltare in diretta i lavori di Radio Radicale in vista della funzione laica in programma a Piazza Navona (Roma).

“Pannella, leone di Libertà in un Paese che riconosce sempre troppo tardi le qualità di chi non cede alla partitocrazia di massa, era solito dire che “il reato peggiore è restare con le mani in mano”. Ecco perché abbiamo deciso di scendere in piazza, in mezzo alla gente, a fare anche oggi quella ‘politica da marciapiede’ che ha da sempre caratterizzato Marco: e invitiamo chiunque, in Valtellina, voglia ricordare Pannella a venire a trovarci e a firmare la proposta di legge sulla legalizzazione della Cannabis. Lui avrebbe voluto così”, commenta Claudia Osmetti di Radicali Sondrio e membro valtellinese del Comitato  nazionale di Radicali Italiani. 

La proposta di legge presentata al tavolo di domani prevede l’autocoltivazione libera per i maggiorenni fino a cinque piante (e con comunicazione da sei a dieci) anche in forma associata nei cosiddetti “Cannabis social club”; pratiche semplificate per la produzione commerciale; un accesso più ampio alla Cannabis terapeutica anche per le malattie che oggi non la prevedono; la depenalizzazione totale dell’uso personale di tutte le sostanze proibite e la liberazione dei detenuti per condotte non più penalmente sanzionabili.


Sarà possibile sottoscrivere anche l’appello “Scacciamoli” per la riforma della regolamentazione della caccia.

giovedì 19 maggio 2016

A subito, Marco

 Il ricordo di Radicali Sondrio

CLAUDIA OSMETTI RACCONTA MARCO PANNELLA: "IL PEGGIOR CRIMINE E' RESTARE CON LE MANI IN MANO"


Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com


Nel corso del telegiornale di TeleUnica del 19 maggio 2016 Claudia Osmetti, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani ed esponente di Radicali Sondrio, ha ricordato Marco Pannella e le sue battaglie radicali che hanno insegnato all'Italia l'importanza dei diritti civili. Come diceva sempre lo storico leader radicale: "Il peggior crimine è restare con le mani in mano", per questo Radicali Sondrio sarà in piazza anche in questi giorni con i tavoli di raccolta firme della proposta di legge di iniziativa popolare per legalizzare la cannabis. 

Qui il video per rivedere l'intervista a Osmetti: 



Qui il link per collegarsi direttamente alla pagina Facebook di TeleUnicaSondrio.

venerdì 24 gennaio 2014

Inaugurazione dell’Anno Giudiziario

Sabato 25 gennaio

MOBILITAZIONE SULLE CARCERI E PER LA GIUSTIZIA: RADICALI SONDRIO A MILANO PER LA LEGALITA'

Gianfranco Camero, Claudia Osmetti
gianfranco.camero@gmail.com; cla.osmetti@gmail.com


Sabato 25 gennaio dirigenti e militanti radicali presenzieranno in tutta Italia alle inaugurazioni dell’Anno Giudiziario che si terranno presso le Corti d’Appello. Lo faranno sia partecipando alle cerimonie ufficiali con loro interventi, sia all'esterno con sit-in in cui esporranno striscioni e manifesti sull’amnistia.
L’obiettivo della campagna – che vede da anni in prima fila il leader Marco Pannella con i suoi prolungati scioperi della fame e della sete – è quello dell'Amnistia per la Repubblica, per la fuoriuscita del nostro Stato dalla condizione indiscutibile di flagranza criminale per la sua reiterata, ultradecennale violazione dei diritti umani fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana e tutelati dalla Convenzione Europea, in relazione al divieto di tortura e ai trattamenti inumani e degradanti nonché all’irragionevole durata dei processi.
Una delegazione di Radicali Sondrio e dell'Associazione Avanti Diritto sarà presente alla manifestazione che avrà luogo presso la Corte d'Appello di Milano con l'intento di riproporre, anche in quella sede, lo specifico tema della mancanza di legalità al Tribunale di Sondrio.
In proposito, si ricorda come, nel gennaio 1987, i Radicali di Sondrio avviarono una campagna che contribuì, a seguito di indagini per interesse privato in atti d’ufficio, alle dimissioni dell’allora Presidente del Tribunale di Sondrio, giudice delegato al fallimento “Isav”, il cui  curatore, nello stesso anno, finì in carcere.
Non erano, allora come oggi, infrequenti le incursioni speculative nelle società colpite da fallimento, con complicità interne all’apparato giudiziario, mentre rimane fondato il sospetto di aziende costrette al fallimento per essere depredate di beni immobili, soldi ed altre utilità.
La storia oggi si ripete e si aggrava. Il fallimento della “Soc. Gianoncelli Franco, Peppino e Bruno s.n.c.”, al pari del fallimento “Isav” è stato dichiarato in assenza dei necessari presupposti. Lo dimostra il fatto che tale fallimento sia stato voluto da un solo socio, tenuto poi inspiegabilmente indenne da ogni gravame.
In 16 anni è stato approvato un solo piano di riparto, parzialmente cassato dalla Corte di Cassazione, con il quale è stato distribuito ai creditori, nel marzo 1999, un importo di soli 70 milioni di lire. Nel frattempo sono passati quasi 15 anni senza che al suddetto riparto siano state apportate le rettifiche disposte dalla Cassazione e senza che siano stati depositati altri rendiconti né distribuite altre somme.
Gli importi provenienti dallo smantellamento del patrimonio aziendale (salvo quelli esigui sopra accennati) e quelli incassati dai fallimenti personali dei soci (tra cui quote di eredità del padre dei falliti, quote di pensioni dei soci Franco e Peppino ed altre) sono state interamente destinate al pagamento di spese di procedura e di spese legali relative a cause insensate promosse dal curatore.
Le denunce penali relative alla violazione della legge fallimentare e alle irregolarità nel pagamento delle somme pervenute ai fallimenti, ora come allora, sono state archiviate o ne è stata proposta l’archiviazione senza aprire, sebbene ripetutamente richiesto, alcuna indagine in ordine alle molteplici anomalie segnalate.
Coloro che, come ’l Gazetin di Morbegno, hanno negli anni svolto un ruolo di informazione su queste oscure vicende, hanno subito e stanno tuttora subendo attacchi sotto forma di denunce penali e civili che gli sono costate, per ora, circa 60.000 euro, semplicemente per aver raccontato fatti veri, persino condannato per frasi che neppure erano state scritte e addirittura colpito due volte per lo stesso fatto, in barba alla supposta libertà d’informazione e di critica anche dell’operato dei giudici, principio riconosciuto dalla stessa Cassazione, e pacifico in tutti i paesi civili.
Nel corso della manifestazione è previsto l’intervento del tesoriere del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito (PRNTT), Maurizio Turco, che parlerà durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario; mentre fuori dalla sede del Tribunale di Milano (sito in via Freguglia 1) è previsto un presidio al quale parteciperà, tra gli altri, anche il tesoriere di Radicali Italiani, Valerio Federico. Parteciperanno anche i militanti e i dirigenti dell’Associazione Radicali Milano – Enzo Tortora.

domenica 9 giugno 2013

Referendum e Giustizia

Per rifare la giustizia italiana basta un referendum. Per farlo servono 500mila firme

UNA FIRMA PER CAMBIARE (FINALMENTE) LA GIUSTIZIA


Vittorio Feltri

(L'articolo originale è apparso sabato 8 giugno 2013 su IlGiornale.it)

Qui si tratta di raccogliere 500mila firme, il minimo indispensabile per indire un referendum. Nel caso specifico, mirante a riformare la giustizia. Non una rivoluzione. Alcuni ritocchi alla legge, visto che riscriverla di sana pianta, come sarebbe opportuno, non è alla portata del Parlamento, diviso in partiti inclini ad azzuffarsi, perennemente in disaccordo su tutto, figuriamoci sulla delicata materia di cui ragioniamo.
Mi corre l'obbligo di precisare che personalmente ho aderito all'iniziativa dei radicali, i soli che in questo Paese, piaccia o non piaccia, siano stati in grado di combinare qualcosa di concreto in politica. Le altre forze, pur manifestando in alcune circostanze buona volontà, non sono mai riuscite a trovare un'intesa per rinnovare la legislazione. Non mi nascondo quindi dietro a un dito: sto con Marco Pannella e mi auguro che anche stavolta egli piazzi un colpo decisivo per costringere l'Italia a darsi una mossa. Invito i lettori a non perdere questa occasione se vogliono contribuire a rendere civili le nostre istituzioni: basta che si rechino a firmare. Sarà poi il popolo a decidere al seggio ciò che preferisce: mantenere lo statu quo oppure svoltare e scrollarsi di dosso il vecchiume che impedisce alla macchina della giustizia di funzionare meglio.
Entriamo nello specifico e tentiamo di spiegare. I punti sono 6. I primi due riguardano la responsabilità civile dei magistrati, i quali oggi, di fatto, non pagano per i propri errori, neppure i più gravi. Qui si pretende di agevolare i cittadini nell'esercizio dell'azione risarcitoria qualora siano stati danneggiati da un'interpretazione errata delle norme di diritto o dalla valutazione delle prove. Insomma, lo spirito del referendum non è quello di vendetta nei confronti delle toghe che sbagliano: capita, e spesso, anche a loro di andare fuori pista. Semplicemente, responsabilizzando chi amministra la giustizia anche a livello economico (se i giudici rischiano in solido diventano più prudenti e quindi più attenti), si tende a ottenere sentenze eque o almeno equilibrate.
D'altronde il problema è noto: tutti i lavoratori pagano per le loro topiche tranne i giudici. Per i quali, male che vada, paga lo Stato. Un incentivo alla faciloneria. Perfino i medici, nelle cui mani affidiamo la salute (la vita), se mettono il piede su una buccia di banana non sfuggono al rigore della legge: sono obbligati a sborsare fior di quattrini. Molti di essi si sono ridotti, onde evitare di finire in bolletta o, peggio, di indebitarsi, a sottoscrivere polizze assicurative dal premio salato. Ora non si comprende per quale motivo i camici bianchi rispondano delle loro cantonate, mentre le toghe abbiano licenza di toppare, lasciando le vittime in brache di tela. Assurdo.

Se tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, non vi è ragione di considerare i giudici una categoria speciale da proteggere. Ci rendiamo conto: la professione del magistrato ha delle caratteristiche tali da renderla unica, ma non vi è alcun motivo per esentarla da castighi qualora chi la svolga si sia comportato male. Tutti qui. Pagano i tranvieri maldestri, ovvio che paghino pure coloro che, steccando, mandano in galera un povero innocente.

Veniamo al punto 3. Col plebiscito in questione si aspira altresì a separare le carriere dei magistrati: il giudice giudicante è terzo per definizione, di conseguenza il Pm (ossia la pubblica accusa) non può essere un suo collega; venga piuttosto parificato al difensore, in maniera che accusa e difesa si scontrino ad armi pari e che il giudice sia al di sopra delle parti. Che c'è di strano in questa divisione di compiti? Nulla. Il desiderio è quello di offrire maggiori garanzie agli imputati, che non sono carne da macello bensì uomini e donne meritevoli di rispetto.
Quarto punto. La giustizia finora ha abusato della carcerazione preventiva, serve una regolamentazione più rigida. Non si sbatta in prigione chi non sia ancora stato condannato definitivamente. Salvo rare eccezioni. Ma che siano eccezioni, e non la norma come accade ora con la minaccia del carcere utilizzata per spaventare e indurre a confessare, a mo' di tortura, chi è nelle grane giudiziarie.
Quinto punto. L'ergastolo contrasta con l'articolo 27 della Costituzione, secondo il quale la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. Bisogna abolirlo oppure si deve cambiare la Carta. Siamo favorevoli alla prima opzione. Occhio anche alle pene accessorie. Infliggere a un condannato l'isolamento per tre anni è una crudeltà indegna di una democrazia decente. Infine. Una nuova disciplina per i magistrati fuori ruolo. Abbiano un lavoro utile, chiaro, preferibilmente soggetto a restrizioni.
Chiediamo troppo? No. Semmai lo chiediamo troppo tardi. Quindi spicciamoci a ottenerlo.