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mercoledì 9 gennaio 2013

Firme Pdl


L'esposto radicale nei confronti del Pdl

I RADICALI PRESENTANO OPPOSIZIONE ALL'ARCHIVIAZIONE E CHIEDONO NUOVE INDAGINI

Gianfranco Camero
gianfrancocamero@gmail.com 



Nei giorni scorsi, gli esponenti radicali Giovanni Sansi e Gianfranco Camero hanno depositato presso la Procura della Repubblica di Sondrio l'istanza di opposizione all'archiviazione del procedimento che trae origine da un esposto radicale riguardante presunte irregolarità commesse dal PdL nella raccolta delle firme a sostegno del candidato della circoscrizione provinciale, in occasione delle scorse elezioni regionali del 2010.


Infatti, a seguito del recente interessamento dei Radicali circa l'esito della vicenda ancora pendente con una lettera di sollecito al Procuratore, è stata notificata la richiesta di archiviazione al GIP, con facoltà di accedere agli atti.


Dalla consultazione del fascicolo giudiziario relativo all'indagine, svolta nei mesi seguenti all'esposto, si è constatato che, dei 1.304 sottoscrittori della lista provinciale del PdL che risultavano aver firmato in un unico luogo e data ovvero a Sondrio il 26 febbraio 2010 e con unica autenticazione dell'allora assessore provinciale Alberto Pasina (PdL), sono stati sentiti dagli incaricati di Polizia Giudiziaria un campione di poco più dell'uno per cento.

La maggioranza assoluta di questi ha dichiarato che l'autenticatore in questione non era presente e i rimanenti (con una sola eccezione) non sono stati in grado di poterlo affermare.

Alberto Pasina, sentito dagli investigatori, ha riconosciuto che il candidato Baitieri è stato deciso pochi giorni prima della scadenza dei termini e conseguentemente la raccolta di firme si è concentrata in quel breve lasso di tempo aggiungendo poi che, sebbene questa sia avvenuta con modalità e in luoghi diversi, l'autentica è stata materialmente “ratificata” dallo stesso in Sondrio.

I Radicali concordano pertanto circa la formulazione dell'eventuale sussistenza del reato di “falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici” a carico di Pasina, mentre contestano l’assoluta assenza di accertamenti per quanto riguarda i responsabili della presentazione della lista PdL, ai fini di eventuali ipotesi penali concorsuali.

Dal quadro delineato dagli inquirenti, sebbene in carenza di mirati e approfonditi elementi di indagine, emerge la conferma di quanto ipotizzato dai Radicali: la raccolta delle firme è avvenuta principalmente tramite fiduciari locali, forse già prima dell'indicazione del candidato, compilando talvolta i moduli con i dati anagrafici di presunti firmatari (questo spiegherebbe le 40 firme cancellate e i 676 certificati rilasciati anticipatamente), prevalentemente senza autenticatore o comunque diverso da quello poi indicato, il tutto nel contesto di illegalità tipico di queste procedure elettorali che, in mancanza di una soluzione, non potrà che riguardare anche le imminenti elezioni.

In conclusione, i ricorrenti hanno chiesto al GIP l'estensione delle indagini a tutti i sottoscrittori e i necessari accertamenti relativi ai responsabili della presentazione della lista PdL, nella convinzione che, stanti i tempi ristretti di raccolta delle firme (4 0 5 giorni), la candidatura di Baitieri mai avrebbe potuto perfezionarsi nel rispetto del dettato normativo.

sabato 3 novembre 2012

Report


Il team Gabanelli

"IL PAPA RE", AL SECOLO ROBERTO FORMIGONI, IN ONDA DOMENICA 4 NOVEMBRE 

Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com



Gentili telespettatori, vi comunichiamo che domenica 4 novembre alle 21.30 andrà in onda la nuova puntata di Report che si si intitola: "IL PAPA RE" ed è a cura di Alberto Nerazzini.

Roberto Formigoni, il presidente di Regione più longevo d'Italia, cade dopo quasi diciott'anni di governo ininterrotto perché un'onda giudiziaria senza precedenti travolge lui, la sua giunta e il Consiglio. È l'epilogo di una legislatura sciagurata, nata con lo scandalo delle firme false per la presentazione della lista Formigoni e che in soli due anni e mezzo è riuscita a offrire un compendio davvero variegato di inchieste e accuse di reato, «una sorta di olimpiade della corruzione, o comunque della malversazione e della cattiva politica», per usare le parole del consigliere di opposizione Civati. Ma la fine dell'ennesima legislatura formigoniana segna anche l'epilogo dell'uomo politico? Oppure Formigoni è già pronto per una nuova stagione? Magari con un nuovo partito?

L'inchiesta «Il Papa Re» racconta il fenomeno politico Formigoni, tornando alle origini del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione fondato da Don Giussani e racconta il suo braccio politico, il Movimento Popolare creato proprio da Formigoni. Parla dei rapporti poco noti tra CL e Berlusconi, con testimonianze inedite. Racconta gli sviluppi delle nuove inchieste che lo riguardano o lo sfiorano, ritorna su quelle chiuse del recente passato. Perché «Il Papa Re» indaga anche sull'entourage di Formigoni, sugli uomini del Presidente che erano indagati ieri e sono indagati oggi; esplora il riservato e misterioso mondo dei memores domini, l'associazione di monaci laici a cui da 42 anni appartiene Formigoni e che raggruppa i ciellini dedicati totalmente a Dio, nel rispetto della promessa di obbedienza, povertà e verginità.

L'inchiesta di Report in onda domenica 4 novembre, realizzata da Alberto Nerazzini, indaga su un sistema politico e di potere che supera i confini della Lombardia, con le sue ramificazioni nel sistema economico, nell'educazione, e con la sua decennale trasversalità. Con interviste inedite, per esempio, svela i protagonisti dell'ultima inchiesta della Procura di Milano che coinvolge i vertici della Compagnia delle Opere di Bergamo e, ancora una volta, sfiora il «Papa Re». 

mercoledì 26 settembre 2012

Firmigoni

Aspettando la sentenza 

DOMANI FORMIGONI CHIAMATO A DIFENDERSI SULLA DIFFAMAZIONE CONTRO I RADICALI 

Lorenzo Lipparini
www.lorenzolipparini.it


Domani, giovedì 27 settembre, alle ore 9.30, si terrà presso la IV sezione penale bis del tribunale di Milano l'udienza del processo che vede imputato il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni per diffamazione nei confronti dei Radicali Marco Pannella, Marco Cappato e Lorenzo Lipparini.

Il processo riguarda le dichiarazioni di Formigoni sulle firme false presentate a sostegno della propria candidatura, a suo avviso frutto di un complotto dei Radicali. Domani sarà il turno dell'intervento della difesa, in vista dell'ultima udienza del 4 ottobre.

A curare gli interessi dei Radicali sarà l'avvocato GiuseppeRossodivita, cosigliere regionale del Lazio che con Rocco Berardo ha fatto scoppiare lo scandalo sulle spese dei gruppi
consiliari della Pisana.

Il Pubblico Ministero ha chiesto un anno di reclusione per Formigoni e il pagamento di 500 euro, i Radicali il risarcimento dei danni non patrimoniali per 200.000 euro.



giovedì 12 luglio 2012

Radicali: Formigoni insiste, e noi lo quereliamo di nuovo

Dichiarazione di Marco Cappato e Lorenzo Lipparini, Radicali - Lista Bonino Pannella
FORMIGONI INSISTE E NOI LO QUERELIAMO DI NUOVO 

Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com

Quanto affermato da Formigoni ai microfoni di Sky tg24 - cioè che lui ci ha accusato di fatti veri- dimostra l'inclinazione alla recidiva del personaggio. Il processo ha accertato che i fatti di cui lui ci ha accusati erano falsi, ivi compresa la circostanza che noi avremmo avuto tra le mani le sue liste per 12 ore senza controllo. L'accesso agli atti, che duro' al massimo 3 o 4 ore, come riferito dai testimoni durante il processo, vide infatti la costante presenza dei funzionari della Corte d'Appello. D'altra parte alla loquacita' mediatica di Formigoni non ha corrisposto una sua loquacita' in Tribunale dove e' rimasto contumace evitando di sottoporsi all'esame del PM e del nostro Avvocato Giuseppe Rossodivita. E proprio a quest'ultimo abbiamo appena conferito un nuovo mandato per querelare di nuovo il Formigoni recidivo di Sky tg24.


Queste le dichiarazioni di Formigoni, a seguito della richiesta del PM di 1 anno per diffamazione a mezzo stampa aggravata nei confronti dei Radicali.

REGIONALI: FORMIGONI, RADICALI SONO MAESTRI MANIPOLAZIONE (ANSA) - MILANO, 12 LUG - ''I crimini sono solo quelli dei Radicali, maestri di manipolazione, di contraddizioni e di menzogna''. Lo afferma in una dichiarazione il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, replicando alle affermazioni dei Radicali dopo la richiesta di condanna per diffamazione. (ANSA). 

RADICALI: DOPO POZZI, ANCHE COSTANZO DECADE DAL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO PER LA DENUNCIA RADICALE

Comunicato stampa dei Radicali, Lista Bonino - Pannella

DOPO POZZI, ANCHE COSTANZO DECADE DAL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO PER LA DENUNCIA RADICALE

Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com


La Corte d'Appello del Tribunale di Milano ha respinto il ricorso del Consigliere regionale Angelo Costanzo (Pd, Sondrio), che così decade dalla carica di Consigliere poichè la sentenza è immediatamente esecutiva.

Il caso era stato aperto un anno fa dal ricorso presentato da Gianfranco Camero, di Radicali Sondrio, che aveva rilevato la tardività delle dimissioni di Costanzo dal Consiglio di Amministrazione dell' ALER sondriese, controllata dalla Regione, in occasione delle elezioni regionali del 2010.

Gianfranco Camero ha dichiarato: "Dopo la sentenza che ha fatto decadere il Pdl Giorgio Pozzi per gli stessi motivi di incandidabilità, la sentenza di oggi rappresenta un piccolo passo avanti in direzione del rispetto dello Stato di diritto". "L'elezione di Pozzi e Costanzo era stata ratificata all'unanimità da tutti i partiti del Consiglio regionale lombardo; la sentenza di oggi va a colpire dunque non soltanto un singolo episodio, ma le gravi e trasversali responsabilità politiche da parte di un Consiglio regionale totalmente abusivo", ha aggiunto Lorenzo Lipparini, rappresentante della Lista Bonino - Pannella. "Dalle firme false apposte in nome di Roberto Formigoni al tentativo bipartisan di salvataggio di candidati incandidabili, il Consiglio regionale della Lombardia è divenuto ormai luogo simbolo di un'opera sistematica di distruzione della democrazia".

domenica 17 giugno 2012

Lenta lex, sed lex

Giustizia di casa nostra

DUE ANNI DOPO, LO STATO DEI LAVORI 

Filippo Azimonti 

Angelo Costanzo consigliere regionale PD
Giorgio Pozzi ex consigliere regionale PDL
Sono passati più di due anni da che Giorgio Pozzi è entrato al Pirellone forte delle sue 16mila preferenze. Peccato che fosse ineleggibile in quanto le sue dimissioni dal Consiglio di amministrazione di Nord Energia, una controllata di TreNord e Regione erano arrivate con 17 giorni di ritardo, quando il candidato pidiellino era sicuro di essere stato eletto


Ma c’è voluta una sentenza della Cassazione per stabilire che quel posto spettava alla prima dei non eletti, Paola Camillo, che di voti ne aveva presi solo 309, ma che aveva, giustamente, fatto ricorso contro l’elezione del potente Pozzi.

La giunta per le elezioni della Regione aveva, ovviamente, deciso altrimenti. Già, perché in una micidiale logica “bipartisan” c’era un altro ineleggibile da tutelare, Angelo Costanzo del Partito democratico che sedeva nel consiglio di amministrazione dell’Aler e che, come il collega e avversario politico, aveva pasticciato nel formalizzare le proprie dimissioni. A farsene garante era stato il presidente dell’Aler, Gildo De Gianni, della Lega dopo che il caso era stato sollevato dai radicali. Ma nella sentenza di primo grado del tribunale civile, Costanzo era stato dichiarato ineleggibile e del suo ricorso deciderà, il 12 luglio, la Corte d’Appello e poi ci sarà, probabilmente, la Cassazione, visto che le sentenze si rispettano solo quando sono favorevoli.

Un altro caso di “nobile” resistenza e di affezione alla propria poltroncina senza alcun rispetto per le regole cui per primi “i rappresentanti del popolo sovrano” dovrebbero attenersi. In questo caso la regola appare del tutto ragionevole e non si può considerare un eccesso burocratico stabilire che venga tutelato il principio di uguaglianza fra i candidati, escludendo dalla competizione elettorale quei soggetti che per la particolare posizione o incarico ricoperti potrebbero influenzare la volontà degli elettori. D’altronde lo stesso Presidente, con il caso delle firme “false”, ha costituito un solido precedente in tema di violazione delle norme ed, evidentemente, ha trovato degli emuli altrettanto spregiudicati.

Ci sono voluti due anni, grazie alla “complicità del Consiglio, perché un tribunale sancisse l’ineleggibilità di Pozzi, manca qualche settimana perché si decida delle sorti di Costanzo, cui il suo partito si è ben guardato dal chiedere un passo indietro «in attesa della decisione dei giudici». Quanto dovremo aspettare e quanti ricorsi si consumeranno prima che i giudici sentenzino su Roberto Formigoni per dimostrarci che in questi due anni abbiamo solo scherzato?

sabato 9 giugno 2012

Costanzo, Pd, Lega

Niente da dichiarare?

PROCESSO D'APPELLO SULL'INELEGGIBILITA' DI COSTANZO IL 12 LUGLIO A MILANO

Gianfranco Camero
gianfrancocamero@gmail.com


Giacomo Ciapponi
segretario provinciale PD
Il prossimo 12 luglio si terrà presso la Corte di Appello di Milano il secondo grado di giudizio circa l'ineleggibilità del Consigliere regionale Angelo Costanzo (Pd), a seguito del ricorso proposto dallo stesso contro la sentenza pronunciata dal Tribunale Civile milanese il 12 gennaio scorso, con cui è stato dichiarato l'annullamento della sua elezione.

Il Tribunale di primo grado ha infatti accertato che Costanzo ha continuato a svolgere la funzione di Consigliere di Amministrazione dell'ALER sondriese (Azienda Lombarda per l'Edilizia Residenziale) ben oltre la scadenza stabilita dalla legge nel caso di candidati alle elezioni regionali che siano amministratori di enti controllati dalla Regione, violando la norma che intende tutelare il principio di uguaglianza fra i candidati, escludendo dalla competizione elettorale quei soggetti che per la particolare posizione o incarico ricoperti potrebbero influenzare la volontà degli elettori. A seguito della documentazione acquisita presso l'ALER dal Collegio giudicante, a nulla sono valsi i tentativi di anticipare le proprie dimissioni, rettificando l'autocertificazione presentata in Regione e, dopo il ricorso presentato dai Radicali, persino la presenza ai CdA nonché le registrazioni in Camera di Commercio, il tutto con la complicità del Presidente dell'ALER, Gildo De Gianni (Lega).

Con l'approssimarsi di questa nuova scadenza di giudizio, i Radicali intendono evidenziare la natura puramente strumentale, con fini dilatori, dell'appello presentato da Costanzo, poiché incentrato unicamente sulla presunta tardività dell'istanza che ha dato origine al procedimento mentre nulla più vien detto sulla questione di merito.

Messo a parte l'aspetto ironico per cui sia il dimissionario tardivo Costanzo a discettare sulla pretesa tardività altrui, ciò rappresenta comunque l'ammissione della violazione della legge sulla ineleggibilità: non sarebbe pertanto lecito chiedere al consigliere regionale illegittimo di lasciare il posto peraltro ad un “compagno” di partito di altra provincia anziché tentare la strada di una difesa cavillosa? Non sarebbe ora di ammettere che, a suo tempo, nella Giunta delle elezioni ci fu uno scambio di favori per salvare dalla decadenza dalla carica un esponente del Pd, Costanzo, e uno del PdL , Giorgio Pozzi, egualmente ineleggibile per motivo analogo?

E che dire del silente segretario provinciale del Pd che in un'intervista della scorsa estate sulla stampa locale dichiarava di attendere l'esito del ricorso? Penati è stato sospeso dal partito sebbene non ancora processato. Forse si ritiene che quanto accertato da un tribunale e non più contestato nel merito dall'interessato non debba comportare conseguenti comportamenti politici di salvaguardia delle istituzioni e del partito stesso?

E che fine ha fatto il confronto apertosi sempre la scorsa estate all'interno della Lega Nord a proposito del supporto di De Gianni, ora sbugiardato da una sentenza di tribunale?

sabato 2 giugno 2012

Caso Pozzi

Edilizia poco chiara

APPARTAMENTI ABUSIVI AL POSTO DEI SOTTOTETTI, NEI GUAI GIORGIO POZZI

da La Provincia di Como


Anche l'imprenditore e politico marianese Giorgio Pozzi è finito nei guai per l'inchiesta valtellinese dello scorso autunno sui sottotetti trasformati abusivamente in abitazione. In tutto si parla di oltre cento mansarde irregolari, realizzate dopo il 2005 nei Comuni del Bormiese. Al primo blitz, con oltre 80 appartamenti ispezionati, ne era seguito un altro lo scorso mese di aprile.

Altri 30 i sottotetti passati al setaccio dalla Fo-restale in quell'occasione. Gli uomini della Forestale si erano concentrati sulla zona di Valdisotto, in particolare sulle frazioni di Cepina, Oga e Piatta.

Ieri gli inquirenti, sempre sotto la direzione della Procura di Sondrio e muniti di decreto ispettivo, sono entrati in azione a Bormio, zona via Milano. Oggi è in programma una seconda tranche di ispezioni, come sanno bene i proprietari delle abitazioni a cui è stato notificato il provvedimento.

A quanto risulta, si tratta per la maggior parte di immobili realizzati dalle ditte che fanno capo agli imprenditori Enrico Bracchi e, appunto, Giorgio Pozzi. Il sospetto, anche per questi appartamenti, è quello dal quale ha preso avvio tutta l'inchiesta e che ha già trovato decine e decine di conferme a Valdisotto. In pratica, secondo gli inquirenti,  gli appartamenti sarebbero stati realizzati e accatastati come abitazioni fornite di solaio (non abitabile, quindi) e invece vendute come appartamenti mansardati, con una porzione di alloggio nel sottotetto. Quelle che sulla carta dovrebbero essere delle soffitte, insomma, si sarebbero trasformate in attraenti - e ben più costose - mansarde.

Ecco il trucco Per rendere possibile la vantaggiosa (per il venditore) metamorfosi, è sufficiente realizzare dei piccoli lavori che consentano l'accorpamento del solaio all'appartamento: aperture, scale, allacciamenti ecc. A Valdisotto di elementi così, tutti realizzati illegalmente, ne sono stati trovati a bizzeffe, tanto che il Comune ha emesso un'ordinanza di demolizione con l'obiettivo di ripristinare la legalità in una terra che soltanto negli ultimi anni si ritrova suo malgrado al centro delle cronache per presunti abusi edilizi .

Sembra che anche a Bormio la situazione riscontrata dai forestali sia sostanzialmente la stessa, ma soltanto nei prossimi giorni si potrà avere qualche conferma in più. L'inchiesta ha vissuto un momento particolarmente difficile lo scorso mese di novembre, quando in commissione era stata approvata una proposta di legge regionale che avrebbe portato di fatto alla sanatoria. La disposizione però ha sollevato un'ondata di polemiche tali che, alla fine, la maggioranza che l'aveva proposta ha dovuto alzare bandiera bianca e lasciar perdere.

(Inchiesta partita in autunno: già un centinaio gli abusi contestati ) 

Chi è l'ex assessore regionale?

«Giorgio Pozzi è nato a Como nel 1955 e risiede a Mariano Comense dove svolge l'attività di imprenditore. È fondatore della Giorgio Pozzi & C., società che opera nel settore immobiliare, di cui è amministratore unico e che nel corso del tempo ha cambiato nome in Generai Project & Contract». È la prima parte del profilo biografico del politico comasco che si legge nel sito pdlregionelombardia.it. Pozzi, ex assessore regionale ai Trasporti molto vicino a Formigoni, in qualità di fondatore della società immobiliare Gp & C sta vendendo diversi appartamenti nel Sondriese, in Alta Valle. Proprio le abitazioni realizzate negli anni scorsi dalla Generai Project & Contract sono tra quelle passate in rassegna in questi giorni dagli agenti del corpo forestale a cui è stata affidata l'inchiesta della Procura di Sondrio su un presunto maxiabuso edilizio. Pozzi ricopre la carica di consigliere regionale oltre a ricoprire sempre un ruolo di primo piano nel centrodestra comasco, ma sulla sua testa pende una richiesta di ineleggibilità in quanto si sarebbe dimesso tardivamente dal cda di una società controllata dalla Regione, la Nord Energia SpA.

domenica 4 marzo 2012

Caso Pozzi

Il ricorso contro il consigliere Giorgio Pozzi

IL RISPETTO DELLA LEGALITA' E' UNA COSA SERIA

Paola Camillo





Premetto che ho presentato ricorso contro il consigliere Giorgio Pozzi perché ho a cuore il rispetto della legalità: il Popolo della Libertà – PDL è un partito popolare con ampio consenso da parte di cittadini e politici che considerano importante che tutti rispettino le regole.
L’idea di taluni che il politico sia al di sopra delle leggi e sia autorizzato a violarle o eluderle è folle, è inaccettabile e va combattuta: è contraria agli interessi della collettività ed estranea al pensiero dei cittadini onesti. L’attenzione alla vicenda, nell’ambiente politico, ma non solo, è alta, Era ed è tuttora opinione diffusa che, qualora il Pozzi fosse stato dichiarato ineleggibile direttamente dalla Giunta delle Elezioni, sarebbe stato un segnale molto importante di discontinuità di un certo tipo di “sistema”. Purtroppo, questo segnale è mancato.

La stessa Regione Lombardia aveva predisposto e messo a disposizione dei candidati la normativa e la giurisprudenza che regolano le cause di ineleggibilità, incompatibilità e incandidabilità. Il PDL ha fatto lo stesso.
Chi – come Pozzi - è stato candidato 4/5 volte alla Regione, e per due volte assessore, conosce la legge 154 del 1981 che vuole garantire la par condicio dei candidati.
E’ importante sottolineare anche che Pozzi, sul suo sito internet elettorale, aveva inserito un curriculum professionale/politico dove tutti gli incarichi ricoperti apparivano con data di inizio e data di fine mandato. Tra gli incarichi spiccava la nomina a Presidente di Nord Energia spa attribuitagli in data 28 luglio 2009, della quale però non veniva menzionata la data di cessazione. La pagina web è rimasta così per tutta la campagna elettorale e anche oltre, fino al processo di primo grado durante il quale l’Avv. Bullo lo ha fatto notare .

Quello che si sta contestando è il fatto che il Pozzi non poteva essere candidato, e quindi neppure eletto, al consiglio regionale, perché entro il termine ultimo di presentazione delle candidature (27 febbraio 2010) non aveva dato le dimissioni da Presidente di una società controllata dalla Regione Lombardia.
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La vicenda si è sviluppata come segue:

  1. già il 30.3.2010, e poi ancora nei giorni e nelle settimane successive, avevo ricevuto notizia da persone di spicco a livello politico, presenti anche in Regione, circa l’ineleggibilità, assolutamente incontrovertibile, di Pozzi;
  1. alla fine di aprile del 2010 venivo convocata da un dirigente del Pdl, il quale mi informava di aver ricevuto una telefonata dall’Ufficio di Presidenza della Regione, nella quale si segnalava l’esistenza di problemi circa l’elezione di Pozzi; veniva altresì comunicato che, essendo io la prima dei non eletti, sarei subentrata come consigliere regionale.
  1. la notizia dell’ineleggibilità del Pozzi era sulla bocca di molti; da parte mia,mi aspettavo che venisse rilevata e ufficializzata dalla Giunta delle Elezioni, quale organo di controllo e di garanzia a ciò istituzionalmente preposto.
  1. La documentazione da me richiesta alla Giunta delle Elezioni rivelerà poi che Giorgio Pozzi stesso, con autocertificazione del 10 maggio 2010, aveva dichiarato di essersi dimesso dalla carica soltanto in data 15 marzo 2010. Nel dossier di Pozzi non era contenuta altra documentazione relativamente all’incarico in Nord Energia spa oltre alla lettera del 15 marzo 2010; si fa notare che in data 17 maggio 2010 Pozzi aveva depositato alla Giunta delle Elezioni documentazione supplementare relativa alla carica che egli rivestiva nell’Associazione culturale A. Volta di Como; mentre non aveva depositato nulla di integrativo circa N.E. spa rispetto a quanto già autocertificato con data 10 maggio 2010.
  1. La tardività delle dimissioni del Pozzi può essere temporalmente correlata a quanto segue:
  1. primo fra tutti il rischio di non essere eletto, o, ancora prima, di essere “sfilato” all’ultimo momento dalla lista dei candidati, prima che venisse depositata il 27 febbraio 2010, rimanendo così senza la “poltrona” anche in NORD ENERGIA SPA;
  2. molto importante, lo ricordo, è stata la vicenda delle firme false sollevata dai Radicali. Infatti, non dimentichiamo che fino al 13 marzo 2010 non era sicuro che la lista Formigoni venisse ammessa. Solo il 13 marzo 2010 le è stato dato il via libera e con lettera ufficiale datata 15 marzo 2010 Pozzi ha rassegnato formali dimissioni. Lettera che è stata allegata da Pozzi stesso all’autodichiarazione presentata alla GdE;
  3. inoltre, il fatto che le dimissioni con data 15.3.2010 siano state comunicate al Registro delle Imprese solo il 31.3.2010, ad avvenuta certezza della elezione del Pozzi, avrebbe potuto consentire a Pozzi di ritirare le dimissioni in caso di mancata elezione.
Infatti, era aspettativa prevalente che nella circoscrizione di Como sarebbe stato eletto un solo candidato del PDL.; il consigliere regionale uscente Gianluca Rinaldin era un candidato molto temibile: alle precedenti elezioni regionali G P era rimasto fuori dal consiglio regionale in quanto era stato eletto il solo Rinaldin;
Quindi, G.P. poteva certamente temere che, dando le dimissioni da N.E. spa prima di sapere di essere stato eletto, avrebbe corso il rischio di rimanere sia senza la “poltrona” in N.E. spa che senza la carica di consigliere regionale.
Ribadisco che, qualora non fosse stato eletto, il giorno 30 marzo, dopo l’esito delle elezioni, Pozzi avrebbe potuto ritirare le dimissioni da Presidente di Nord Energia spa e conservare il proprio incarico, in quanto le dimissioni non erano ancora state comunicate al Registro delle Imprese.
  1. Fino alla fine di maggio del 2010 appariva scontato che Pozzi sarebbe stato dichiarato ineleggibile, se non che, nonostante i gravi dubbi sulla sua eleggibilità, Giorgio Pozzi veniva nominato Presidente della “V Commissione Territorio (Governo del territorio; porti e aeroporti civili; reti di trasporto e di navigazione; edilizia; lavori pubblici; intermodalità)”;
  1. poiché la questione presso la GdE non decollava, mio marito depositava un primo esposto alla Procura della Repubblica di Milano e ad altri Uffici (Presidente della Corte d’Appello di Milano, Prefetto di Milano, Prefetto di Como, Presidente della Giunta delle Elezioni,Presidente del Consiglio Regionale, Presidente della Regione Lombardia). Dal verbale della Giunta delle Elezioni del 23.6.2010 risulta che l’attenzione di tale organo veniva rivolta al predetto esposto e, con esso, finalmente, alla vicenda del Pozzi;
  1. il 20.6.2010 su “La Provincia” di Como usciva il primo articolo sull’ineleggibilità di G.P., seguito da altri articoli nei giorni successivi, anche su altri quotidiani. All’uscita della notizia, tra i vari commenti raccolti nelle mie frequentazioni politiche, ricordo quello degli amici di Pozzi che dicevano che comunque avrebbero trovato il modo di “salvare” il Pozzi. Dopo qualche giorno si diceva che avrebbero fatto una “letterina” con data antecedente al termine ultimo entro cui rassegnare le dimissioni che G.P. avrebbe portato in Regione e così l’avrebbero “salvato”. Il discorso della “letterina”, e, successivamente, addirittura della produzione di testimoni, verrà ripetuto anche in altre fasi successive;
  2. tra gli articoli del quotidiano La Provincia di Como spicca un’intervista pubblicata il 21 giugno 2010 nella quale Pozzi dichiara <<Le dimissioni? di queste cose se ne occupa la mia segretaria>>: affermazione non compatibile con la consegna della lettera di dimissioni personalmente da parte del Pozzi a mani del Direttore di N.E. spa dichiarata da quest’ultimo al Tribunale di Milano in data 10 febbraio 2011;(INTEGRARE CON ALTRO ARTICOLO)
  3. intanto, il primo luglio 2010 l’ufficio legale della Giunta delle Elezioni esprimeva parere di ineleggibilità del Pozzi. Il Pozzi veniva convocato per un’audizione presso la giunta delle elezioni per il giorno 8.7.2010;
  1. Nell’occasione G.P. produceva per la prima volta una lettera di dimissioni datata 22 febbraio 2010, priva di timbro e con protocollo scritto a mano recante la data (comunque tardiva) dell’1 marzo 2010 e dichiarava che <<la nota consegnata alla Giunta delle Elezioni era semplicemente copia di quella inviata a FNM spa per una forma di cortesia. Le dimissioni dalla carica di Presidente della società N.E. erano state rassegnate con nota inviata (NON CONSEGNATA A MANO) alla Società stessa in data 22 febbraio e protocollate dalla Società in data 3 marzo; poiché il giorno 27 febbraio, l’ultimo giorno in cui si presentavano le candidature, cadeva di sabato, la nota è stata protocollata il primo giorno lavorativo utile>>; (INVIATA COME? DOVE E’ RIMASTA TUTTO IL TEMPO PRMA DELL’1 MARZO? )
  2. Il verbale (n. 2/2010) della predetta seduta dell’8 luglio 2010 si conclude con l’osservazione del vicepresidente della Giunta delle Elezioni che <<essendo la vigente legge n. 154/1981 obsoleta la regione Lombardia deve procedere con urgenza ad emanare la legge elettorale regionale>>
  1. Inoltre, nei verbali della GdE appaiono alcune affermazioni di un consigliere assai singolari, ancor più alla luce dei fatti che seguiranno: infatti il consigliere affermava <<che occorre verificare se le dimissioni dalla Società Nord Energia s.p.a. andavano rassegnate alla società stessa od a FNM s.p.a. in qualità di capogruppo>>, affermazione interessante ove si consideri: a) che il problema – sul quale, tra l’altro, il Servizio Legale si era già espresso in modo estremamente netto e approfondito - era di accertare la tardività o meno delle dimissioni già presentate da GP con lettera del 15 marzo 2010; b) che, nello sviluppo successivo dei fatti, la tesi sostenuta da Pozzi sarà proprio quella della esistenza di due lettere di dimissioni, la prima delle quali (datata 22 febbraio 2010) alla data della verbalizzazione dell’1 luglio 2010 non era ancora apparsa sulla scena;
  1. in vista dell’audizione di G.P., e alla luce delle informazioni che circolavano circa un intervento a salvataggio del G.P. deciso in sede politica, mio marito presentava il 24.6.2010 e il 5.7.2010 altri due esposti;
  1. in data 15 luglio 2010 il Servizio Legislativo redigeva una nota integrativa che superava il precedente parere dell’1 luglio 2010;
  1. sempre il 15.7.2010 la Giunta delle Elezioni si riuniva nuovamente. Dal relativo verbale si rileva che <<circa la validità legale dei documenti>> integrativi prodotti dai consiglieri con posizioni dubbie, si << ….osserva che il Servizio Legislativo non esprime un giudizio sull’autenticità dei documenti. In entrambi i casi, si è dato solo conto dei dati ulteriormente forniti, ed è stato solo richiamato il contenuto del parere precedentemente espresso per quanto riguarda la tempestività delle dimissioni>>; inoltre, <<il consigliere VP osserva che la Giunta delle Elezioni valuta solo la correttezza della documentazione prodotta dai consiglieri. La verifica di autenticità dei documenti compete ad altre sedi>>. Inoltre, <<Il consigliere Cavalli chiede se la lettera era corredata di protocollo>> e a tale domanda <<Il Presidente (E M) risponde affermativamente>>, senza però precisare che la data di protocollazione è l’1 marzo 2010, e quindi comunque successiva al termine ultimo di legge;
  1. Nonostante le evidenze documentali e le incredibili incongruenze della posizione del Pozzi, la GdE prima e il Consiglio regionale poi, hanno convalidato l’elezione del Pozzi.
  1. appare di lapalissiana evidenza che la lettera datata 15 marzo 2010 non era una lettera di mera cortesia, e ciò sia per il suo contenuto che per la forma solenne (“IN FEDE”), confermati dagli adempimenti conseguenti presso il registro delle Imprese. Inoltre, se la fantomatica lettera del 22 febbraio 2010 fosse stata davvero <<inviata alla holding, successivamente, protocollandola per competenza>>, come dice il testimone, a cosa sarebbe servito inviare un’altra lettera allo stesso soggetto (la holding FNM)?
  1. Alla convalida degli eletti, il Presidente della Gde ha dichiarato che <<si sono evidenziati alcuni problemi. ….>>, problemi che la Gde non ha risolto.

domenica 5 febbraio 2012

Caso Pozzi

Tra coincidenze e demagogie

COSI' TI SALVO I PALAZZINARI

dal blog Replica Espressa



Stiano tranquilli, gli imprenditori edili lombardi. Grazie al ciellino Formigoni e alla sua giunta sempre molto attenta ai problemi dei danarosi potranno continuare a costruire palazzi senza attenersi ai piani regolatori, riqualificando abusivamente sottotetti rendendoli abitabili, ovviamente illegalmente, per poi condonarli in modo totalmente gratuito. Non si preoccupino quindi, anche se una procura – quella di Sondrio – si farà venir dei sospetti sulle modalità di costruzione, ci penseranno quelli della Casta, a sistemare le cose. Come? Semplice, inserendo “Norme per la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e altre disposizioni in materia urbanistico-edilizia” nel “Piano Casa” che la giunta regionale lombarda si prepara ad approvare. Cito dal Fatto Quotidiano:
Migliaia di sottotetti trasformati in appartamenti da un giorno all’altro. In tutta la Lombardia. E’ quello che potrebbe accadere se il Consiglio regionale approverà il nuovo piano casa della giunta guidata da Roberto Formigoni. Per la gioia di quegli imprenditori che hanno realizzato immobili già predisposti per lo sperato regalo. E con un’insidia, nascosta tra le righe della norma: il rischio di un condono mascherato e gratuito per i sottotetti resi abitabili in modo illegale. Come nel caso di diversi condomini da poco costruiti a Bormio, dove la procura di Sondrio ha predisposto ispezioni che hanno riscontrato presunti abusi. E dove, nel settore immobiliare, fa affari anche la General project & contract di Giorgio Pozzi, consigliere regionale del Pdl e presidente della commissione Territorio del Pirellone. Dove proprio in questi giorni è in discussione la nuova legge regionale.
“Norme per la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e altre disposizioni in materia urbanistico-edilizia”. Si chiama così il progetto di legge proposto dalla giunta lombarda. Una sorta di piano casa bis, di cui ha tracciato le linee guida il decreto sviluppo approvato dal governo Berlusconi lo scorso maggio. Nella versione lombarda si parla di interventi di recupero edilizio, incrementi volumetrici, riqualificazione energetica ed edilizia residenziale sociale. Fino all’articolo 8. Che, attraverso la modifica di una legge regionale già in vigore (la numero 12 del 2005), prevede il recupero a fini abitativi di tutti i sottotetti realizzati entro il 31 dicembre 2010. Di fatto si rendono abitabili dall’oggi al domani tutti quei solai e mansarde che, in base alla precedente normativa, avrebbero potuto essere trasformati in alloggi solo dopo cinque anni dalla costruzione dell’edificio.
Per Legambiente Lombardia la legge consentirà “una nuova ondata di manomissioni di sottotetti trasformati in piani abitabili”. Ma c’è un pericolo in più: “La possibilità di condono gratuito degli abusi realizzati negli ultimi cinque anni”. I furbi che dal 2005 al 2010 hanno già reso abitabili i sottotetti senza rispettare la legge vedrebbero regolarizzata la loro posizione. E tutto questo grazie a un colpo di spugna che rischia addirittura di cancellare le eventuali conseguenze penali degli abusi commessi.
E, di abusi, negli ultimi anni ne sono stati fatti. Questo almeno il sospetto della procura di Sondrio, che ha già eseguito alcune ispezioni in Alta Valtellina con l’ausilio del Corpo Forestale. Le prime verifiche, secondo quanto riportato dal quotidiano La Provincia di Sondrio, hanno evidenziato abusi in quei sottotetti che dovevano essere semplici solai, ma sono stati venduti come locali abitabili di alloggi su due piani, o addirittura come appartamenti a sé stanti. Nel mirino degli inquirenti ci sono parecchie centinaia di abitazioni. Un business illecito per le imprese a cui potrebbero avere contributo amministratori, politici e notai compiacenti.
A Bormio, e nelle vicine Valdisotto e Valfurva, l’edilizia è stata rilanciata negli ultimi anni grazie ai mondiali di sci del 2005. Schiere di condomini sorti tra le Alpi, là dove prima c’erano prati. Nuovi appartamenti eleganti. E costosi, vista la vicinanza con gli impianti di risalita e con le terme. Come quelli del complesso “il Forte”, realizzato dalla General project & contract, società di Mariano Comense, il cui 95% è in mano a Giorgio Pozzi, che a Bormio è stato pure capo cordata nell’operazione Sottovento Luxury Hospitality, l’hotel di lusso inaugurato nell’aprile 2011 alla presenza, tra gli altri, dell’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Daniela Santanchè.
Il nome di Pozzi è legato anche alla società Il Pellicano, fallita e poi finita nelle carte dell’inchiesta sulle bonifiche del quartiere milanese Montecity-Santa Giulia, di cui condivideva le quote con Massimo Ponzoni, ex assessore regionale, Massimo Buscemi, attuale titolare della Cultura nella giunta Formigoni, e Rosanna Gariboldi, moglie del deputato del Pdl Giancarlo Abelli. Grazie a diverse società che operano in più parti del territorio lombardo, gli interessi di Pozzi vanno al di là dell’Alta Valtellina. E ora potrebbero trarre vantaggio dal nuovo piano casa regionale, al momento in discussione proprio nella commissione Territorio da lui presieduta. Con il sospetto che quello tentato dalla maggioranza sia un colpo di spugna.
Per l’assessore regionale a Territorio e Urbanistica, il leghista Daniele Belotti, sostenere che la norma ha lo scopo di rendere vana l’inchiesta della procura di Sondrio equivale a scrivere “una fantasiosa sceneggiatura da film giallo”. Nessun condono nascosto, assicura Belotti. Ma ora il Pd vuole vederci chiaro e giovedì scorso in commissione ha richiesto a Pozzi il parere scritto dell’avvocatura del Consiglio regionale: “L’articolo 8 sui sottotetti – spiega il consigliere Franco Mirabelli – nato come norma straordinaria per sanare alcuni spazi inutilizzati degli edifici, così come formulato rappresenta una vera e propria sanatoria permanente”.
La posizione più curiosa è ovviamente quella del verdano Belotti che arriva addirittura a bollare come “fantasiose sceneggiature” le ipotesi di chi sostiene che la norma inserita nel Piano Casa renderebbe vana l’inchiesta della Procura. Come si possa portar avanti tali idee mi è oscuro. Quella è a tutti gli effetti una sanatoria, volta a rendere totalmente legali gli abusi commessi dal 2005 al 2010 e, per di più, in modo completamente gratuito. Sarà ovviamente solo un caso, che il più interessato a questa modifica del piano casa è Giorgio Pozzi, che oltre ad essere un consigliere PDL e presidente della commissione territorio lombarda è, guarda un po’, uno di quelli che a Bormio ha numerosi interessi con la sua società -  General Project & Contract -.
Tutte coincidenze e chiunque osi sostenere il contrario è un demagogo e antidemocratico. Che ne potete capire voi, di politica!

sabato 4 febbraio 2012

Ineleggibilità

Sentenza del tribunale di Milano 

CAMERO: "COSTANZO E' INELEGGIBILE SENZA OMBRA DI DUBBIO"

da Centro Valle 



SONDRIO - Pubblicata la sentenza integrale del Tribunale di Milano sul ricorso d Gianfranco Camero ( Radicali Sondrio), contro il consigliere regionale Angelo Costanzo (Pd) risultato ineleggibile «senza ombra di dubbio». «E' stato sbugiardato commenta proprio Camero - il maldestro tentativo del presidente dell Aler di Sondrio, De Gianni, di retrodatare le dimissioni: il Costanzo era presente nelle sedute del CdA dell' Aler del 7 aprile 2010 e del 12 maggio 2010, quando avrebbe dovuto dimettersi entro il 27 febbraio, 2010, pena il potenziale condizionamento dell'elettorato e, quindi, l' ineleggibilità.

E' stato smentito clamorosamente anche , il voto unanime con cui la Giunta delle elezioni prima ed il Consiglio regionale della Lombardia poi, avevano tentato di sanare all' unanimità la situazione di Costanzo, nonostante l'evidenza della prova contraria». Scrive il giudice estensore: «deve ravvisarsi una causa d'ineleggibilità, originaria alla carica di consigliere regionale» in capo a Angelo Costanzo «che il Consiglio regionale della Lombardia, conformandosi alla relazione della Giunta delle elezioni, non ha rilevato all'atto dell' elezione, e che in questa Sede, attesa l'azione promossa da Franco Camero (cittadino elettore) non può che essere accertata, con conseguente accoglimento del ricorso».

Uno su due: con lo stesso voto, il Consiglio regionale aveva preteso di «sanare» l' insanabile posizione del consigliere regionale del Pdl Giorgio Pozzi, dimessosi anch'egli - per sua stessa dichiarazione scritta - dalla presidenza di una società partecipata della Regione ben oltre il termine previsto dalla legge. Proprio come Costanzo. Starà ora alla Cassazione far finalmente luce anche sul gemello affaire Pozzi, spazzando via i torbidi d'una distratta istruttoria.  

  

Caso Costanzo, ma ora tocca a Pozzi.

Oggi la sentenza per Costanzo

CAPPATO, CAMILLO E CAMERO "IL TRIBUNALE DI MILANO CANCELLA L'INCIUCIO DEL CONSIGLIO REGIONALE SU COSTANZO. ORA TOCCA A POZZI"

Radicali Sondrio
radicalisonodrio@gmail.com


Pubblicata la sentenza integrale (leggi qui) del Tribunale di Milano sul ricorso di Gianfranco Camero (Radicali Sondrio), con l’avv. Andrea Bullo di Milano contro Angelo Costanzo (PD): ineleggibile “senza ombra di dubbio”.

Sbugiardato il maldestro tentativo del presidente dell’ALER di Sondrio, Gildo De Gianni, di retrodatare le dimissioni: il Costanzo era presente nelle sedute del CdA dell’ALER del 7 aprile 2010 e del 12 maggio 2010, quando avrebbe dovuto dimettersi entro il 27 febbraio 2010, pena il “potenziale” condizionamento dell’elettorato e, quindi, l’ineleggibilità.

Smentito clamorosamente il voto unanime con cui la Giunta delle Elezioni prima, ed il Consiglio regionale della Lombardia poi, avevano tentato di sanare all’unanimità la situazione di Costanzo, nonostante l’evidenza della prova contraria.

Scrive il Giudice estensore: "deve ravvisarsi una causa d'ineleggibilità originaria alla carica di Consigliere regionale" in capo a Angelo Costanzo "che il Consiglio regionale della Lombardia, conformandosi alla relazione della Giunta delle elezioni, non ha rilevato all'atto dell'elezione, e che in questa sede, attesa l'azione promossa da Franco Camero (cittadino elettore) non può che essere accertata, con conseguente accoglimento del ricorso."

Uno su due: con lo stesso voto, il Consiglio regionale aveva preteso di "sanare" l'insanabile posizione del Consigliere regionale del Pdl Giorgio Pozzi, dimessosi anch’egli -per sua stessa dichiarazione scritta- dalla presidenza di una società partecipata della Regione ben oltre il termine previsto dalla legge. Proprio come Costanzo.

Starà alla Cassazione (e magari alla Procura della Repubblica) far finalmente luce anche sul gemello affaire Pozzi, spazzando via i torbidi d’una distratta istruttoria.