Rassegna Stampa TUTTO QUELLO CHE HANNO SCRITTO I QUOTIDIANI DI SONDRIO SU VIA CAIMI IN QUESTA SETTIMANA
Radicali Sondrio
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Pubblichiamo qui di seguito la rassegna stampa degli ultimi giorni relativa alla questione della casa circondariale di via Caimi a Sondrio e dell'elezione del nuovo garante dei detenuti: Teleunica, sabato 15 ottobre: servizio disponibile QUI (pagina Facebook) Teleunica, domenica 16 ottobre: servizio disponibile QUI (pagina Facebook) La Provincia di Sondrio, domenica 16 ottobre 2016:
Centro Valle, domenica 16 ottobre 2016:
La Provincia di Sondrio, giovedì 20 ottobre 2016:
Il Giorno, giovedì 20 ottobre 2016:
Teleunica, giovedì 20 ottobre: servizio disponibile QUI (pagina Facebook) Il Giorno, venerdì 21 ottobre 2016:
Centro Valle, sabato 22 ottobre 2016:
La Provincia di Sondrio, domenica 23 ottobre 2016:
Carcere di via Caimi GIOVANNI SANSI: ANCHE LA LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS FA MALE AI DETENUTI?
Radicali Sondrio
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Alla fine dello scorso mese il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP) ha autorizzato l'ingresso nelle carceri dei Radicali per raccogliere le firme sulla proposta di legge popolare per la legalizzazione della cannabis.
La circolare precisava che andavano concordate le date e gli orari con le Direzioni degli istituti penitenziari e raccomandava “la consueta cortesia nei riguardi dei soggetti autorizzati alla visita”.
Quindi, facendo seguito alle numerose occasioni precedenti, Giovanni Sansi di Radicali Sondrio, ha contattato la struttura per prendere gli accordi del caso, senza peraltro riuscirci. In proposito ha dichiarato:
“Dopo un primo contatto, che mirava ad effettuare la raccolta di firme sabato scorso, ci è stato risposto che si doveva attendere il sabato seguente, 15 ottobre, oppure andarci in un giorno feriale entro le 17. Essendo impegnati durante la settimana, abbiamo optato per il sabato seguente ma poco dopo aver comunicato la nuova data sono stato avvisato che non andava più bene, che la Direttrice s'era sbagliata, quel sabato non c'era nessuno (manco i carcerati oppure la Direttrice ci teneva a firmare pure lei?). Inutile cercare di parlarle, prima era impegnata, poi era appena uscita e per fortuna che le veniva richiesta dal DAP “la consueta cortesia”.
Dal detenuto che deve fare “la domandina” per ogni cosa, ai Radicali che chiedono di consentire l'esercizio di diritti costituzionalmente garantiti, la modalità è ormai nota: tergiversare sino allo sfinimento ed alla rinuncia del postulante molesto.
Lo stesso giorno, inoltre, a completamento del quadro di “giustizia ed efficienza”, presso il Tribunale di Sondrio non mi stato possibile reperire il Direttore Amministrativo di Cancelleria per ottenere la vidimazione dei moduli sulla proposta di legge in questione, né alcun altro a cui lasciarli, tanto da dover ricorrere ad altro ente, con le conseguenti limitazioni del caso”.
Carcere di via Caimi DOPO LE PROTESTE IL CONFRONTO: E SUI MURI FUORI DALLA PRIGIONE COMPAIONO DELLE SCRITTE
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Come di consueto, vi proponiamo la lettura di alcuni articoli pubblicati sul quotidiano La Provincia di Sondrio in questi giorni e inerenti alla situazione della casa circondariale di via Caimi. Nel primo pezzo (firmato da Francesca Bettini) si parla dell'ispezione regionale nella struttura penitenziaria prevista per lunedì 17 ottobre e della commissione di Palazzo Pretorio indetta, su richiesta della associazioni di volontariato, per giovedì 13 ottobre a Sondrio. Nel pezzo di oggi, domenica 9 ottobre, e siglato A. Mar. si fa invece il punto sulla scritta "Sondrio Brucia" apparsa su un muro di via Mazzini. La Provincia di Sondrio, sabato 8 ottobre, articolo firmato Francesca Bettini, e spalla non siglata:
GLI EQUILIBRI DELICATI IN CARCERE. DOPO LE PROTESTE, IL CONFRONTO. Per analizzare la situazione del carercera a palazzo Pretorio si terrà una riunione della commissione consiliare, con le associazioni coinvolte e il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria. E intanto il Movimento 5 stelle chiama in causa la Commissione carceri della Regione, che visiterà la casa circondariale di Sondrio il 17 ottobre. Restano al centro dell'attenzione le vicende del carcere, dopo lo sciopero della fame proclamato dai detenuti e ora interrotto. GARANTE E VOLONTARIATO. La scorsa settimana se n'è parlato in consiglio comunale con un'interpellanza di Chiara Pozzi (Sondrio anch'io) e un ordine del giorno urgente dei gruppi di opposizione che chiedevano il rinvio dell'elezione del garante, fra pochi giorni il tema sarà sul tavolo di una commissione consiliare "allargata" convocata dalla presidente Gemma Sinonimi per giovedì alle 18. All'ordine del giorno, la situazione del carcere "in relazione anche alla nomina del garante", si legge nella convocazione, e "alla necessità che sia garantita la sua agibilità e operatività" all'interno della struttura, proprio gli elementi con cui l'ex garante Francesco Raccjetti aveva motivato, in primavera, le sue dimissioni. Su richiesta della rete di associazioni e cittadini che hanno promosso la petizione a favore del garante, conclusa con oltre 1.200 firme e consegnata alle autorità locali e nazionali, la commissione si confronterà anche sul ruolo del volontariato nella casa circondariale e sul "suo rapporto con la direzione del carcere". All'incontro, come detto, saranno presenti il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Luigi Pagano, arrivato a Sondrio anche all'inizio di questa settimana per incontrare i detenuti e la direttrice Stefania Mussio dopo l'inizio dello sciopero della fame. LA VISITA REGIONALE. Intanto sulla vicenda si è mosso il consigliere comunale del Movimento 5 stelle Matteo Barberi, secondo il quale "la situazione è stata sottovalutata dall'amministrazione comunale" finora. "Attraverso il consigliere regionale Paola Macchi - spiega Barberi - abbiamo richiesto una visita della Commissione carcere della regione al carcere di Sondrio, ottenendone la programmazione per il 17 ottobre. Riteniamo indispensabile che la Commissione faccia luce sulle ragioni che hanno portato il garante a rassegnare le dimissioni e abbiamo anche fatto specifica richiesta perché all'incontro sia presente anche l'ex garante dei detenuti Francesco Racchetti". E secondo Barberi il Comune deve al più presto "intervenire con decisione per ripristinare la figura del garante". LABORATORIO ALIMENTARE. Chi è già intervenuto per mantenere aperto il confronto tra il carcere e il territorio, è proprio il provveditore regionale Pagano che sottolinea come il lavoro sinergico tra le due realtà sia, prima che un dovere normativamente stabilito, assolutamente indispensabile per raggiungere risultati efficaci. In quest'ottica è da interpretare la consegna alla casa circondariale dei primi macchinari del laboratorio alimentare - il pastificio "A mani libere" - che s'intende creare per constare agli ospiti dell'istituto di impegnarsi in una vera attività lavorativa. Un progetto nato nel 2013, grazie alla collaborazione tra Provoncia e direzione del carcere, che è ora in dirittura d'arrivo.
SI INDAGA PER LE MINACCE SCRITTE FUORI DALLA PRIGIONE. "Non siete soli, Sondrio Brucia". La scritta, realizzata con un pallido spray verde che ne accentua il sapore vagamente retrò, è comparsa nei giorni sul muro del carcere che costeggia la via Mazzini. Non ci sono altri riferimenti, ma tutto lascia pensare che il riferimento sia tutto per le proteste dei detenuti che nei giorni scorsi hanno fatto salire la tensione all'interno della struttura di via Caimi. Per la verità il peggio sembra ormai essere decisamente alle spalle, tanto che i carcerati hanno abbandonato lo sciopero della fame che da alcuni giorni avevano intrapreso. A far calare la tensione dei detenuti, la visita del provveditore regionale alle carceri, Luigi Pagano. In definitiva, si sarebbe trattato più che di una violazione di qualche diritto, di un semplice errore di comunicazione tra le persone che si trovano all'interno delle celle e la direzione della struttura. Resta da capire come mai sia comparsa quella scritta. Sull'episodio, dalla Questura non trapela alcuna notizia. Ancora nessuna indicazione, quindi, su chi possa essere stato l'autore della generica minaccia anche se, ovviamente, si pensa a qualcuno di molto vicino ai detenuti. Al di là del reato di minaccia, forse tutto sommato troppo astratto, resta quello di danneggiamento per il muro imbrattato.
SCRITTE SUL MURO DEL CARCERE. L'AUTORE E' UN EX DETENUTO. "Non siete soli, Sondrio brucia", così recitata la scritta in verde lasciata nottetempo da una mano ignota sul muro di cinta della casa circondariale di Sondrio, in via Mazzini. Più che una minaccia al capoluogo, nelle intenzioni dell'autore, quel messaggio vergato in tutta fretta doveva essere una sorta di attestato di solidarietà nei confronti di chi - dietro le sbarre - aveva intrapreso lo sciopero della fame, in segno di protesta per la presunta violazione di alcuni diritti dei detenuti. Ma il gesti non è rimasto anonimo e non resterà impunito. Per quella scritta è stato denunciato a piede libero un cittadino di 33 anni - B. S. le iniziali - che risulta disoccupato e senza nemmeno una fissa dimora. L'uomo, avrebbe alle spalle diversi precedenti penali, e proprio per questo, fino a un mese fa, era ospite della struttura carceraria cittadina. A lui gli agenti della Digos sono arrivati dopo aver visionato ore e ore di filmati delle telecamere di videosorveglianza pubblica e privata posizionate in alcuni punti strategici della città. In pochi giorni, i fatti risalgono alla notte del 4 ottobre - gli agenti sono così riusciti a identificare l'autore del danneggiamento aggravato (questo il reato che gli verrà contestato) ora è denunciato a piede libero all'autorità giudiziaria. A tradire il "writer" sono stati gli indumenti che quella notte indossava, (in particolare la felpa nera e rossa) e il fatto che sia mancino. L'uomo è stato fermato presso i giardinetti di piazzale Meriti, ed è stato accompagnato in Questura dove - messo alle strette dagli investigatori - non ha potuto che confessare di essere l'autore del gesto. La situazione nel carcere di Sondrio - tornata sotto controllo dopo la visita del funzionario regionale - sarà di nuovo sotto i riflettori il prossimo 17 ottobre con l'ispezione della Commissione carceri regionale.
Rassegna Stampa DOPO L'ISPEZIONE DEL PROVVEDITORATO RIENTRA LA PROTESTA AL CARCERE DI SONDRIO
Radicali Sondrio
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Riportiamo l'articolo siglato D.A. e apparso sul quotidiano Il Dubbio di Piero Sansonetti che riprende la questione del carcere di via Caimi a Sondrio. Questa mattina, giovedì 6 ottobre 2016, ne è stato letto uno stralcio anche nella rassegna stampa di Radio Radicale, Stampa & Regime, curata da Massimo Bordin, QUI il link per riascoltarla.
SONDRIO, DOPO L'ISPEZIONE LA PROTESTA E' RIENTRATA. Sospeso, per ora, lo sciopero della fame e della sete dei detenuti reclusi nel carcere di Sondrio. Dopo una protesta durata una settimana, è giunta la visita ispettiva del provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria, Luigi Pagano, che ha incontrato i detenuti, la direttrice Stefania Mussio, il vice capo, Emilio Di Somma, e poi, fuori dalle porte della Casa circondariale, anche i volontari delle Dame di San Vincenzo che per anni operavano con i carcerati, ma che dal dicembre del 2015 hanno riconsegnato le tessere decidendo di non svolgere più questo servizio essendo venuta meno la loro funzione a causa dell'incompatibilità con la nuova direttrice del carcere. La funzione dei volontari è preziosa e di primaria importanza per il recupero dei detenuti, soprattutto per tenerli occupati e permettere loro di svolgere attività manuali e intellettuali. Ma forte era stata la denuncia non solo dei volontari del gruppo dei vincenziani, ma anche da parte dalle associazioni locali "Quarto di luna" e "Spartiacque: informatica per i carcerati considerata, dalla direzione della casa circondariale di Sondrio, inutile; sparizione di 1.650 dei circa duemila volumi e libri presenti nella biblioteca; non si portano più avanti progetti di teatro, né di legalità, ma soprattutto il volontariato - sempre secondo le associazioni - è ormai percepito nella sua mera funzione materiale e di "bancomat" e svuotato della sua sostanza più vera.
Luigi Pagano ha comunque effettuato una delicata operazione di diplomazia, col chiaro obiettivo di ricucire uno strappo che sembrava definitivo. Il provveditore ha promesso che ci sono aspetti che potranno essere migliorati. Cercherà di fare chiarezza per quanto riguarda i colloqui tra i detenuti e i loro legali, farà avviare a breve un programma di ristrutturazione per arginare il problema delle celle sovraffollate, mettendo a norma la cella da cinque posti attualmente inutilizzata e ha annunciato che il Comune sta preparando un nuovo bando per l'elezione di un nuovo garante dei detenuti.
Claudia Osmetti, membro dei radicali di Sondrio che hanno da sempre sollevato questi problemi, all'indomani della sospensione della protesta ha espresso un sospiro di sollievo ma ha evidenziato che i problemi permangono se il Comune di Sondrio non si attiva perottenere una soluzione più rapida possibile. Durante l'intervista a Radio Radicale ha ribadito che da tempo i radicali si sono rivolti al Consiglio comunale di Sondrio affinché venga indetta una convocazione straordinaria con all'ordine del giorno la discussione di quanto sta avvenendo nel carcere. Una seduta che riconosca soprattutto la fondatezza delle motivazioni che hanno portato alle dimissioni del garante, Francesco Racchetti, e conseguentemente il ritiro delle stesse. Infatti da quando è cambiata la direzione, il garante si era visto ridurre le funzioni a causa dei rapporti, o meglio dell'assenza di questi, con la nuova direttrice Stefania Mussio. La radicale Claudia Osmetti ricorda che la nuova direttrice già nel passato era stata al centro di polemiche. Quando operava al carcere di Lodi, i sottoposti non apprezzarono la sua gestione del carcere, gli agenti denunciavano una grave situazione organizzativa, mancanze sindacali, carenza di sicurezza e igiene, la mancata considerazione dell'aggiornamento professionale e una sbagliata ripartizione dei carichi di lavoro. I detenuti del carcere di Sondrio sembrano aver deciso comunque di fare un passo indietro e revocare almeno momentaneamente lo sciopero della fame e della sete, convinti dalle rassicurazioni del provveditore Luigi Pagano.
Carcere di via Caimi CLAUDIA OSMETTI A RADIO RADICALE: LA SITUAZIONE NON E' RISOLTA, INTERVENGA LA POLITICA
Radicali Sondrio
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Vi segnaliamo una lunga intervista che la nostra Claudia Osmetti ha rilasciato questa mattina ai microfoni di Radio Radicale e al giornalista Michele Lembo, parlando del carcere di Sondrio, dello sciopero nonviolento dei detenuti e di cosa può fare la politica locale:
Via Caimi CARCERE NELLA BUFERA: I DETENUTI SONO IN SCIOPERO DELLA FAME. COSA DICONO GIORNALI E TV
Radicali Sondrio
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Nell'ultima settimana la casa circondariale di via Caimi a Sondrio è finita nell'occhio del ciclone, dopo che ben 25 su 38 detenuti hanno iniziato una lotta non violenta di sciopero della fame per denunciare la situazione all'interno dell'istituto diventata (raccontano) "invivibile dal luglio 2015". Abbiamo giù pubblicato (QUI) il documento redatto dai carcerati, quella che segue è una rassegna stampa sull'argomento.
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La Provincia di Sondrio (mercoledì 28 settembre, articolo firmato da Antonia Marsetti e ripreso QUI nella rassegna di Ristretti Orizzonti):
SCIOPERO DELLA FAME, CLIMA TESO IN CARCEREVenticinque su 38 "ospiti" hanno aderito alla protesta e si sono rivolti al mondo esterno. "Dal luglio del 2015 la vita qui è impossibile. Chiediamo di parlare con il garante nazionale dei detenuti". Dopo il braccio di ferro, lo strappo. Anzi, un divario incolmabile a giudicare dai toni e dalle espressioni che i detenuti hanno messo nero su bianco, in un documento inviato al Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria e al presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano.Due paginette ben scritte che terminano con l'annuncio di aver intrapreso lo sciopero della fame a oltranza, in attesa che il garante nazionale dei detenuti faccia loro visita e soprattutto "finché non verranno presi provvedimenti correttivi ed effettivi dalle autorità preposte".A innescare una simile decisione, il rapporto ormai deteriorato con la direttrice del carcere, Stefania Mussio, che dal suo insediamento a Sondrio - luglio dello scorso anno - si è trovata in più occasioni sotto i riflettori della cronaca: dalle dimissioni nel marzo scorso del garante dei detenuti Francesco Racchetti (sostenuto da una petizione che ha raccolto più di 1.300 firme), sino al dissidio di pochi giorni fa con il medico della struttura carceraria Ali El Hazaymeh, che ha dichiarato di non aver potuto varcare la soglia perché gli sarebbe stato impedito di compiere le visite nel carcere ("Il servizio sanitario all'interno del carcere - la replica della direttrice - è garantito puntualmente e quotidianamente").Protesta senza precedenti - Ora la protesta eclatante che coinvolge 25 dei 38 detenuti presenti e che non ha precedenti in via Caimi. Pesantissime le accuse lanciate dai detenuti: dal divieto di "effettuare telefonate ai difensori", al "mancato rispetto delle graduatorie relative alle attività di lavoro" svolte dagliospiti, sino alle "minacce di possibili ritorsioni a sfavore del trattamento rieducativo e del reinserimento" dei detenuti se questi ultimi "non si comportano come marionette generando un clima di invidia, paranoia e paura che sfocia a volte in aggressività e tutte le più ovvie conseguenze tra tutta la popolazione dei detenuti e non".Da ultimo, ma solo in ordine cronologico, vi è un episodio vissuto da un detenuto che avrebbe rischiato la vita se non fosse stato "per il pronto intervento del personale infermieristico coordinato dal dirigente sanitario dottor Ali El Azaymeh che da molti anni si è impegnato a salvaguardare la salute dei numerosi detenuti-pazienti entrati in carcere anche in condizioni già critiche di per sé". Insomma, ce n'è abbastanza per far sì che la direzione regionale convochi la direttrice per avere la sua versione dei fatti (noi non ci siamo riusciti perché al telefono non risponde). Bisognerà però attendere che rientri dalle ferie.In carcere in questi giorni pare sia difficile trovare un punto di riferimento: manca Mussio, non c'è l'educatrice e anche (l'ennesimo) nuovo comandante non è in città, in quanto opera a scavalco con Brescia.Comunicazioni difficili - Certo, non è colpa della direttrice se il carcere di Sondrio è sovraffollato, e magari non è nemmeno sua la decisione di non utilizzare tutte le celle disponibili, ma che in carcere ci siano problemi di comunicazione non lo dicono solo i detenuti. "I colloqui con il direttore - scrivono nel documento - si risolvono sempre con dei monologhi della dirigente". Anche con la stampa i rapporti sono difficili, nonostante i puntuali e reiterati tentativi di ascoltare (da parte nostra) tutte le "campane".Scorrendo il lungo elenco delle firme - venticinque, come detto - in calce al duro documento, ci sono nomi di perfetti sconosciuti, per lo più stranieri, ma anche vecchie conoscenze della cronaca locale, che in via Caimi non si sono mai trovate così male, tanto che uno di loro era arrivato perfino a ipotizzare, prima del processo, di voler scontare dietro le sbarre (e non a casa sua), l'intera pena. La scelta non si pose perché fu duramente condannato, ma di certo, alla luce del clima pesante che oggi si respira in cella, difficilmente gli verrebbe in mente di formulare di nuovo un simile pensiero.
Corriere della Sera, ed. Milano (giovedì 29 settembre, articolo firmato da Anna Campaniello e disponibile anche QUI):
DETENUTI, POLIZIA E VOLONTARI: TUTTI CONTRO LA DIRETTRICE DEL CARCERESciopero della fame a oltranza per protestare contro la direttrice del carcere. Oltre la metà dei quaranta detenuti del penitenziario di Sondrio da ieri rifiuta il cibo e chiede di poter parlare con il garante nazionale per denunciare una gestione che «ci rende la vita impossibile».Nel mirino dei detenuti (e non solo) c’è Stefania Mussio, da poco più di un anno al vertice del carcere di Sondrio, dove è arrivata dopo un allontanamento tutt’altro che indolore dal penitenziario di Lodi. Giusto il tempo di insediarsi ed è iniziato il braccio di ferro con i carcerati, i rappresentanti della polizia penitenziaria, persino le associazioni di volontariato che facevano servizio nella struttura e, una dopo l’altra, hanno gettato la spugna. Ha rassegnato le dimissioni anche il garante dei detenuti, Francesco Racchetti.Appelli e richieste sono caduti nel vuoto e nelle scorse ore i detenuti hanno deciso di farsi sentire con una protesta eclatante. In una lettera inviata al Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria i carcerati hanno denunciato nuovamente la «situazione impossibile» e hanno annunciato lo sciopero della fame a oltranza «finché non incontreremo il garante dei detenuti e non saranno presi provvedimenti».«Il clima è molto teso da tempo e ora i detenuti hanno proclamato lo stato di agitazione e iniziato uno sciopero della fame — conferma Mario Tossi, segretario regionale della Cisl Fns e responsabile del comparto della polizia penitenziaria —. I rapporti con questa direttrice sono stati difficili fin dall’inizio e del resto c’erano stati problemi anche a Lodi. Si è creato un conflitto con gran parte delle categorie che ruotano attorno al carcere e seguono i detenuti».Il caos interno rischia di aggravare una situazione «già difficile per la carenza di organico della polizia», dice il sindacalista. «Il direttore si comporta come un padre padrone, con il personale e a maggior ragione con i detenuti — attacca Tossi —. Come sindacato, abbiamo denunciato all’amministrazione regionale il grave conflitto con il direttore e abbiamo chiesto un tavolo di confronto a livello superiore».La direttrice ha fatto terra bruciata. Il garante dei diritti dei detenuti ha rinunciato all’incarico: «Era diventato impossibile svolgere il mio servizio e dopo cinque anni ho dato le dimissioni — conferma Francesco Racchetti —. In passato avevamo lavorato bene e ottenuto risultati importanti, ma la nuova direttrice ha fatto in modo di fatto di impedirmi persino i colloqui con i detenuti».Una dopo l’altra, le associazioni che organizzavano attività e corsi in carcere hanno rinunciato. A malincuore hanno fatto un passo indietro persino gli operatori del Gruppo di Volontariato Vincenziano, che da 35 anni erano una presenza fissa per i carcerati. «Il clima è cambiato profondamente, è diventato meno favorevole — dice la presidente dei Vincenziani di SondrioElvira Tralli Valenti —. Abbiamo cercato invano un contatto costruttivo ma non è stato possibile. I problemi erano troppi e, con rammarico, abbiamo deciso di interrompere il servizio». «Il garante non poteva più incontrare i detenuti e tutti i gruppi hanno avuto difficoltà e hanno interrotto i servizi — aggiunge Tralli Valenti —. Seguiamo comunque dall’esterno la situazione e cerchiamo di stare vicino ai carcerati. Capiamo quello che provano perché la situazione è davvero difficile e speriamo che qualcosa possa cambiare».
Il Giorno, ed. Sondrio (giovedì 29 settembre, articolo firmato da Susanna Zambon):
SONDRIO, I DETENUTI FANNO LO SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LA DIRETTRICEVenticinque dei 37 detenuti nel carcere di Sondrio hanno proclamato lo sciopero della fame contro la direttrice della Casa circondariale, Stefania Mussio, denunciando comportamenti che violerebbero i loro diritti. “Ha vietato più volte l’ingresso al Garante dei detenuti fino a metterlo in condizione di rinunciare al suo incarico – hanno scritto al Provveditorato regionale Amministrazione penitenziaria e al presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano – e anche alle volontarie “Le dame di San Vincenzo” che da anni aiutavano noi detenuti con supporti morali e materiali di prima necessità. Ci vieta il consenso a chiamare i nostri legali se non adduciamo motivazioni per lei convincenti, fino a convincerci a non telefonare. Ci minaccia di ritorsioni se non eseguiamo come marionette i suoi ordini e ci costringe in celle sovraffollate quando ce ne sono di inutilizzate. Una situazione non più sostenibile, e la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’episodio che ha visto un nostro compagno di detenzione rischiare la vita per colpa della direttrice, salvato solo grazie alla professionalità del personale infermieristico coordinato dal dottor Alì El Azaymeh (che, la scorsa settimana, ha ricevuto il divieto a entrare in carcere per ordine di servizio della stessa Mussio)”.Per questi motivi oltre due terzi dei detenuti ha proclamato lo sciopero della fame “e per il momento – scrivono - ci sottoporremo solamente alla pesate giornaliera, finché non verranno presi provvedimenti corretti ed effettivi dalle autorità preposte, utili alla risoluzione dei problemi. Chiediamo un colloquio con il Garante nazionale dei detenuti e rifiutiamo qualunque colloquio con il personale interno dell’Istituto che, come consuetudine, la direttrice manderà per risolvere problemi che ha creato lei e che mai ci sono stati prima del suo arrivo”.E l'iniziativa dei detenuti ha l'appoggio dei Radicali Sondrio: “I segnali di forte disagio erano chiari da diversi mesi ed era quindi prevedibile che si potesse arrivare a questa situazione apertamente conflittuale - afferma il portavoce Gianfranco Camero -. Le dimissioni nel marzo scorso del Garante dei detenuti,Francesco Racchetti, che denunciava l'impossibilità di esercitare la sua funzione (peraltro sostenuto in questo senso dalle organizzazioni di volontariato nel carcere) rappresentava un campanello d'allarme. Nel sostenere le pacifiche rivendicazioni espresse dai detenuti, ci associamo nel ribadire quale sia il nodo del problema, sollecitando le autorità competenti ad affrontare con coraggio la questione, prima che la situazione possa degenerare”.Sull'argomento interviene anche la Rete dei cittadini e delle associazioni firmatari della lettera aperta sul carcere di Sondrio e sulle dimissioni del Garante dei detenuti. "Le notizie di eccezionale gravità che giungono dal carcere di Sondrio - scrivono - da un lato preoccupano per la situazione di sistematica violazione di diritti, innanzi tutto dei detenuti, ma poi anche degli operatori; d’altro lato suonano – purtroppo - come pesante conferma di quanto a suo tempo denunciato nella relazione dell’allora Garante dei diritti delle persone detenute e successivamente nella lettera sottoscritta da 1279 cittadini e da 25 associazioni".
Leccotoday (giovedì 29 settembre):
SONDRIO, SCIOPERO DELLA FAME IN CARCERE: ECCO LA LETTERA SCRITTA DAI DETENUTI E' di questi giorni la notizia che 25 dei 38 detenuti del carcere di Sondrio hanno aderito ad uno sciopero della fame: sotto accusa la direttrice dell'istituto Stefania Musso. Riportiamo qui di seguito quanto scritto dai detenuti al Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria e al presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano. « - Il direttore dell'istituto ha vietato più volte l'ingresso del garante dei detenuti fino a metterlo in condizione di rinunciare all'incarico. - Il direttore dell'istituto ha vietato l'ingresso delle volontarie "le dame di San Vincenzo" che da anni aiutavano i detenuti con supporti morali e materiali di prime necessità. - Il direttore dell'istituto ci vieta il consenso di contattare telefonicamente i nostri difensori/avvocati se non indichiamo le motivazioni dettagliate e convincenti per lei (in realtà prende tempo per dissuaderci dall'effettuare telefonate). - Non vengono rispettate le graduatorie relative alle attività di lavoro svolte all'interno dell'istituto sotto la dittatura della direttrice (tra l'altro voci di corridoio lasciano intendere un clima di tensione provocato dalla stessa che si ripercuote inevitabilmente a discapito dei detenuti). - Il carcere è sovraffollato e ci sono persone detenute anche con problemi di salute costrette a stare in spazi ristretti (quando vi è una cella detentiva di circa 17mq chiusa da mesi, approssimativamente 4/5 posti). - Le richieste dei detenuti circa i colloqui con il direttore vengono presi in considerazione solo per obbligo da parte della direttrice stessa che consistono in monologhi nei quali l'unica a parlare è lei stessa senza dar modo ne spazio ai detenuti. - Il direttore dell'istituto ha minacciato e minaccia i detenuti di possibili ritorsioni a sfavore del loro trattamento rieducativo e di rinserimento se non eseguono i suoi oridini come marionette generando così un clima di paranoia e paura che sfocia in aggressività e tutte le più ovvie conseguenze tra tutta la popolazione detenuta e non. Come causa scatenante che ci ha portato a esporre questa ormai insostenibile situazione vi è l'episodio che di recente ha visto protagonista un nostro compagno di detenzione (e così ancora lo vorremmo chiamare) rischiare la vita, fatto fortunatamente evitato grazie alla tempestività e alla professionalità del personale infermieristico coordinato dal dirigente sanitario dottor Ali El Azaymeh che da molti anni si è impegnato a salvaguardare la salute dei numerosi detenuti pazienti entrati in carcere talvolta anche in condizioni già critiche di per se. Per questi motivi dichiariamo sciopero della fame e per il momento ci sottoporremo solamente alla pesata giornaliera finchè verranno presi provvedimenti corretti ed effettuati dalle autorità preposte, non dalla direttrice attuale, utili alla risoluzione dei problemi specificati come sopra. Chiediamo un colloqui con il garante nazionale dei detenuti e rifiutiamo qualunque colloquio con il personale interno dell'istituto che, come consuetudine, la direttrice ci manderà per risolvere problemi che in realtà lei ha creato e mai ci sono stati prima del suo arrivo.»
Teleunica (giovedì 29 settembre, servizio di Fabio Panzeri):
Radio Onda D'Urto (venerdì 30 settembre, disponibile anche QUI, nel link è possibile ascoltare anche un'intervista a Francesco Racchetti):
CARCERE: SCIOPERO DELLA FAME DEI DETENUTI DI SONDRIOProtesta eclatante da parte dei detenuti del carcere di Sondrio contro le disposizioni della direttrice penitenziaria Stefania Mussio. Venticinque reclusi sono entrati in sciopero della fame.Al centro della manifestazione dei detenuti, da quanto si è saputo, ci sono i comportamenti ritenuti non corretti della direttrice. L’ultimo divieto che ha fatto esplodere la protesta è il divieto di ingresso al medico per le visite programmate, sebbene lei sostenga che l’assistenza sanitaria è comunque garantita dal rapporto di collaborazione con l’ospedale del capoluogo valtellinese. Un fatto gravissimo, dato che l’assistenza medica non è sotto la direzione dell’amministrazione penitenziaria, ma dipende dall’azienda sanitaria locale.Le tensioni non riguardano solo i detenuti, ma si estendono anche alle associazioni di volontariato e al personale di polizia. Le prime si sono trovate di fatto nell’impossibilità di lavorare all’interno del carcere; difatti sono stati imposti divieti nel fornire beni essenziali come vestiti, così come è stato fermato un progetto di aula informatica che forniva ai detenuti di acquisire attestati riconoscibili dallo Stato per il reinserimento lavorativo.Pure il personale penitenziario sta richiedendo trasferimenti per cambiare luogo di lavoro. Limitazioni di accesso sono state applicate persino ai legali dei detenuti.Un altro episodio che fece molto discutere furono le dimissioni del garante dei detenuti Francesco Racchetti, che lavorava da diversi anni all’interno del carcere. Il garante diede le proprie dimissioni denunciando le condizioni di impossibilità di lavoro in cui si era trovato ad agire. Si parla infatti di colloqui limitati, resi possibili solo dietro richiesta scritta e motivata da autorizzare da parte della dirigente. Un fatto per cui si avviò una raccolta di firme a sostegno del garante.Per capire la situazione all’interno della struttura carceraria abbiamo raggiunto ai nostri microfoni proprio Francesco Racchetti, ex garante dei detenuti.
Centro Valle (sabato 1 ottobre, due articoli siglati tdr):
SCOPPIA LA PROTESTA CONTRO LA DIRETTRICE, I DETENUTI FANNO LO SCIOPERO DELLA FAMEI detenuti del carcere di Sondrio non ci stanno più alle regole stabilite dal direttore Stefania Mussio. E dopo l'ultimo episodio di divieto al medico del carcere di entrare a visitare i detenuti, venerdì scorso, hanno avviato uno sciopero della fame per protestare contro di lei. E' datato 26 settembre il documento firmato da 25 carcerati che sostengono di dover sopportare continue vessazioni da parte del direttore, dal momento dell'assunzione del suo ruolo nell'estate 2015. Nella lettera, rivolta al Provveditorato regionale di amministrazione penitenziaria e al Presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano, i detenuti elencano punto per punto ogni problematica a cui si sono trovati di fronte negli ultimi tempi. In particolare si fa riferimento al divieto di ingresso per decisione del direttore ed esercitato più volte, al garante dei detenuti Francesco Racchetti. Situazione che ha di fatto portato Racchetti a dimettersi. Stefania Mussio, sempre a detta dei 25 firmatari, avrebbe vietato l'accesso anche alle volontarie "Le dame di San Vincenzo" che da anni portavano il proprio supporto morale oltreché beni di prima necessità nella struttura. Nel testo si legge anche che "il direttore ci vieta di contattare i nostri difensori telefonicamente se non indichiamo le motivazioni dettagliate e convincenti per lei (in realtà prende tempo per dissuaderci dal farlo)".Nel testo, la direzione di Stefania Mussio viene definita come una vera e propria "dittatura" a cui i carcerati devono sottostare e che vede anche il mancato rispetto di graduatorie relative alle attività di lavoro svolto nell'istituto. I carcerati sostengono di trovarsi di fronte alla necessità di comportarsi come marionette per compiacere il direttore, al fine di non incorrere in ritorsioni di cui lei li minaccia, sul loro trattamento rieducativo o sul loro reinserimento nella società. A conclusione della lettera i detenuti hanno fatto riferimento ad un episodio (citato anche nell'intervista al medico del carcere, Ali El Hazaymeh, pubblicata su Centro Valle di sabato 24 settembre) nel quale un detenuto stava rischiando la vita, salvato grazie all'intervento del personale infermieristico e proprio del coordinatore sanitario. Il quale viene definito dai firmatari, così come i colleghi infermieri, dotato di professionalità e "da molti anni impegnato a salvaguardare la salute dei numerosi detenuti pazienti entrati in carcere talvolta in condizioni già critiche". E costretti, secondo la loro versione, a vivere in condizioni peggiori, come il sovraffollamento nelle celle pur avendone di vuote inutilizzate. ARRIVA IL SOSTEGNO DI RADICALI E ASSOCIAZIONIIl sostegno ai detenuti per la condizione denunciata con lo sciopero della fame, arriva da più fronti. In particolare, Radicali Sondrio ha voluto esprimere il proprio sdegno e la propria vicinanza ai carcerati di via Caimi con una lettera. Nella quale Gianfranco Camero ricorda anche le dimissioni del Garante, Francesco Racchetti: "Sul Consiglio comunale sondriese che pure, in modo quasi unanime, ha espresso allora apprezzamento per la figura del Garante, sembra poi aver prevalso la posizione del Sindaco Molteni che, senza chiedere conto alla Direttrice della Casa circondariale di comportamenti che hanno portato all'allontanamento persino delle “Dame di S. Vincenzo”, ha preferito lasciare che le acque si calmassero per bandire il concorso per la nomina di un nuovo Garante. Forse nella speranza di trovare qualcuno più "conciliante'". Lo sconcerto provocato dalla situazione arriva anche da una Rete di cittadini e associazioni i quali esprimono preoccupazione per la violazione dei diritti dei detenuti e sottolineano la loro solidarietà, arrivando a ringraziarli per aver portato alla lice con coraggio la situazione occulta delle strutture carcerarie. Appoggio che riferiscono anche nei confronti del medico del carcere Ali El Hazaymeh. Della situazione del carcere, funzione sociale della penalità e ruolo dei Garanti dei detenuti verterà l'incontro pubblico di sabato 22 ottobre alle 9, nella Sala Besta della Banca Popolare di Sondrio.
Carcerati in sciopero della fame RADICALI SONDRIO SOSTIENE LE RIVENDICAZIONI DEI DETENUTI NELLA LOTTA NONVIOLENTA
Gianfranco Camero
gianfrancocamero@gmail.com
A seguito della sciopero della fame in corso da parte della maggioranza dei detenuti nel carcere di Sondrio (QUI riportato dal quotidiano La Provincia di Sondrio e ripreso dalla rassegna stampa di Ristretti Orizzonti), a sostegno delle proprie richieste rivolte all'Amministrazione penitenziaria regionale ed al Tribunale di sorveglianza, Gianfranco Camero di Radicali Sondrio ha dichiarato:
“I segnali di forte disagio erano chiari da diversi mesi ed era quindi prevedibile che si potesse arrivare a questa situazione apertamente conflittuale. Le dimissioni nel marzo scorso del Garante dei detenuti, Francesco Racchetti, che denunciava l'impossibilità di esercitare la sua funzione (peraltro sostenuto in questo senso dalle organizzazioni di volontariato nel carcere) rappresentava un campanello d'allarme.
Sul Consiglio comunale sondriese che pure, in modo quasi unanime, ha espresso allora apprezzamento per la figura del Garante, sembra poi aver prevalso la posizione del Sindaco Molteni che, senza chiedere conto alla Direttrice della Casa circondariale di comportamenti che hanno portato all'allontanamento persino delle “Dame di S. Vincenzo”, ha preferito lasciare che le acque si calmassero per bandire il concorso per la nomina di un nuovo Garante. Forse nella speranza di trovare qualcuno più “conciliante”.
Nel sostenere le pacifiche rivendicazioni espresse dai detenuti, ci associamo nel ribadire quale sia il nodo del problema, sollecitando le autorità competenti ad affrontare con coraggio la questione, prima che la situazione possa degenerare”.
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Pubblichiamo qui di seguito l'esposto che hanno sottoscritto i detenuti del carcere di via Caimi come prontamente segnalatoci dall'ex garante Racchetti.
Francesco Racchetti a La Provincia di Sondrio IL GARANTE DEI DETENUTI: "COSI' NON VA, IMPOSSIBILE LAVORARE CON LA DIRETTRICE"
Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com
Riportiamo, e vi proponiamo, un articolo apparso sul quotidiano locale La Provincia di Sondriopubblicato a pagina 16 dell'edizione di mercoledì 16 marzo 2016:
Il garante dei detenuti chiede sostegno al Comune, perché “con le modalità imposte dalla direttrice non posso svolgere il mio lavoro”. L’ha detto ieri sera in commissione Francesco Racchetti, garante comunale delle persone limitate nella libertà, presentando la relazione annuale sulle sue attività in carcere: il documento elenca diversi problemi sorti dopo l’insediamento della direttrice Stefania Musso, con vari aspetti sui quali Racchetti ha chiesto “una presa di posizione” da parte del Comune. E la gran parte dei consiglieri presenti ieri sera ha intenzione di rispondere all’appello: dopo molti interventi a sostegno del garante, il presidente del consiglio comunale Carlo Zanesi ha preannunciato che nella riunione dei capigruppo “si cercherà di trovare la soluzione operativa per rendere concreto l’impegno”. Voce fuori dal coro, quella di di Gianmario Palotti di Sondrio democratica, secondo il quale “è inopportuno che l’amministrazione prenda posizione”, fermo restando l’apprezzamento per l’opera di Racchetti. Il garante, dal canto suo, ha sottolineato che “se il consiglio comunale riterrò che il modo in cui mi sono mosso non sia più adeguato, tirerò le mie conclusioni conseguenti”, anche perché “in questa situazione - ha detto - non posso svolgere il mio lavoro”.
I problemi evidenziati nella relazione riguardano sia gli incontri con i detenuti, sia i progetti avviati negli anni scorsi. “In precedenza nel carcere tenevo colloqui quindicinali, incontrando una decina di detenuti ogni volta - ha spiegato Racchetti -, in sezione dove tutti potevano vedermi e capire il mio ruolo. Da quando è cambiata la direzione del carcere gli incontri si sono praticamente azzerati, tanto che da ottobre in poi ho incontrato un solo detenuto. La direttrice ha imposto che i colloqui con il garante fossero sempre richiesti a lei e che le richieste venissero motivate, ma poiché gli incontri spesso riguardano argomenti di estrema delicatezza, se viene chiesto di dichiararne il motivo le persone si ritirano”. Gli incontri inoltre sono stati spostati in spazi esterni alla sezione, ha detto Racchetti, il che “ha grande impatto simbolico e pratico”, secondo il garante, perché “i detenuti hanno percepito che il garante non entra in sezione, e per chi non conosce questa figura diventa difficile capirne il ruolo”.
Altrettanto problematica secondo Racchetti è la situazione dei progetti legati all’accordo fra Provincia e Provveditorato regionale che ha portato alla realizzazione dei nuovi spazi didattici nella struttura di via Caimi. “Il protocollo - ha sottolineato il garante - prevedeva esplicitamente la creazione di un laboratorio di informativa, che non è stato allestito. Ho parlato del progetto fin dal primo incontro con la direttrice, trovando però una risposta negativa anche sprezzante”. Anche nelle iniziative di sensibilizzazione e formazione rivolte alle scuole e alla cittadinanza “l’attivitò del garante è stata rifiutata”, ha detto Racchetti, “tant’è che accompagnerò i ragazzi del liceo Piazzi Perpenti a Bollate e a San Vittore, ma non a Sondrio”. E così secondo Racchetti il ruolo viene svuotato.
Dopo la visita ispettiva alla casa circondariale I RADICALI RACCONTANO I DATI E LA SITUAZIONE DEL CARCERE DI SONDRIO
Gianfranco Camero
gianfrancocamero@gmail.com
A seguito della visita ispettiva alla Casa Circondariale di Sondrio del 30 dicembre scorso, da parte di una delegazione di Radicali Sondrio congiuntamente a due parlamentari, ci sono stati forniti, dopo qualche insistenza, i dati richiesti con apposito questionario.
E' stata dichiarata una capienza regolamentare di 65 posti, sebbene dai siti ufficiali del Ministero della Giustizia questa cifra risulti essere di 31 al 15/07/15 e di 29 al 31/12/15, mentre nel 2010 ci era stato risposto che erano 27. Eppure l'edificio risale a più di un secolo fa (per intenderci ai tempi di Lombroso) e l'impianto quello è rimasto, salvo modifiche non strutturali.
Erano presenti 36 detenuti comuni, tutti uomini, di cui 25 con condanna definitiva e 11 in attesa di giudizio: 10 sono tossicodipendenti, di cui 2 in terapia metadonica. Gli stranieri sono 25, i residenti fuori regione 27, solo 12 effettuano colloqui regolari e un detenuto usufruisce di permessi premio, in 6 lavorano come dipendenti dell’amministrazione penitenziaria.
Quanto al personale operante nel carcere, sono in servizio effettivo 20 agenti (rispetto ad una pianta organica che ne prevede 30), 1 educatore (sui 2 prescritti), mentre per gli stranieri non è prevista la figura del mediatore culturale.
Dopo un recente incontro con la Direttrice del carcere, Stefania Mussio, Gianfranco Camero ha dichiarato:
“Sebbene dai dati dello stesso Ministero della Giustizia continui a risultare un eccesso di detenuti rispetto alla capienza regolamentare (49.592 contro 52.846 al 29/02/16), abbiamo finalmente compreso perché il Ministro Orlando ripeta che l'emergenza carceraria è terminata: se è possibile raddoppiare la capienza (almeno sulla carta) in tutta Italia, come sembra accadere a Sondrio, sicuramente c'è posto per tutti!
Poi non sarà comunque come per Breivik, l'attentatore di Oslo, responsabile di 77 vittime, condannato a 21 anni di carcere, che sta scontando in una prigione norvegese di massima sicurezza, con 252 celle dotate di ogni comfort: tv, frigo e bagno con doccia, arte contemporanea alle pareti, palestra, laboratori, sovraffollamento inesistente, metà del personale costituito da donne, guardie disarmate. Il fatto però che lì il tasso di recidiva sia del 20%, mentre da noi circa il 70%, vorrà pur dire qualcosa.
I progetti che compaiono nella relazione del Garante dei diritti dei detenuti di Sondrio dell'aprile dello scorso anno (corsi di informatica, formazione professionale di tipo artigianale, lo “sportello del cittadino detenuto” per la tutela giuridica dello stesso), dovendosi basare solo sul volontariato, non trovano realizzazione per la mancanza di risorse finanziarie e per le diverse opinioni e modi di agire che caratterizzano i numerosi (e spesso precari) responsabili che si sono succeduti nella direzione dell'istituto penitenziario.
Diventa quindi un'illusione, nella maggioranza dei casi, il modello riabilitativo, pure sancito dalla Costituzione, così come andrebbe ripensato l'attuale modello di giustizia “retributiva”, che considera il reato come 'violazione di una norma' e la pena come 'conseguenza giuridica' che sanziona tale condotta e che ha generato un'impostazione formalistica del diritto penale ed un conseguente sistema altamente burocratizzato e astratto, nel quale le persone rimangono del tutto marginali.
Guardando a nuovi modelli, come la giustizia “riparativa”, andrebbe affrontata una sorta di rivoluzione copernicana, considerando il problema centrale della giustizia penale non più il concetto astratto di ordine giuridico, bensì la persona come singolo e come essere relazionale, a cominciare dalla vittima del reato e dall'obbligo che ne consegue per chi l'ha commesso di porre rimedio alle conseguenze lesive della sua condotta.”
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NE HANNO DATO NOTIZIA:
TellusFolio (domenica 6 marzo 2016): articolo disponibile qui.
Ristretti Orizzonti (lunedì 7 marzo 2016): articolo disponibile qui.
La Provincia di Sondrio (lunedì 7 marzo 2016):
Il Giorno, ed. Sondrio (martedì 8 marzo 2016):
La Gazzetta di Sondrio (martedì 8 marzo 2016): articolo disponibile qui.