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mercoledì 7 maggio 2014

Legalità in Valtellina

Per una giustizia giusta

SABATO 10 MAGGIO RADICALI SONDRIO TORNA IN PIAZZA PER IL RISPETTO DELLO STATO DI DIRITTO, ANCHE IN PROVINCIA


Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com


RADICALI SONDRIO e l'associazione AVANTI DIRITTO scenderanno in piazza sabato 10 maggio per denunciare la situazione di fallimento della giustizia, in Valtellina come nel resto del Paese e per ricordare il diritto a un'informazione libera e corretta. L'appuntamento è a piazzale Bertacchi, antistante la Stazione ferroviaria, alle ore 9. 

Nel corso della mattinata raccoglieremo firme grazie a un appello per la libertà di stampa e in sostegno al mensile 'l Gazetin di Morbegno; andremo in corteo lungo le vie della città con i nostri cartelli. 

Il caso Gianoncelli (un fallimento per la giustizia), la libertà di stampa e l'amnistia per la Repubblica, quindi, i temi del nostro impegno e delle nostre battaglie. La manifestazione verrà ripetuta anche nei successivi sabati di maggio. Che aspetti a venire anche tu?   

lunedì 21 aprile 2014

Cronaca indipendente

Il caso de 'l Gazetin

BAVAGLI E CENSURE: (ANCHE) A SONDRIO LA LIBERTA' DI STAMPA E' IN PERICOLO

Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com


'l Gazetin è un mensile indipendente di cronaca civile stampato a Morbegno e che, negli ultimi anni, si è trovato a fare i conti con la giustizia italiana. Il motivo? A differenza di altre testate valtellinesi, 'l Gazetin si è occupato del caso Gianoncelli (un procedimento fallimentare durato più di 16 anni e a tutt'ora non concluso) in diverse occasioni, fornendo una cronaca in itinere dell'intero processo. 

Solo pochi giorni fa è stata confermata dalla Cassazione, in capo al direttore responsabile e ad alcuni autori, una sentenza di condanna per diffamazione a mezzo stampa a seguito di un articolo che criticava l'operato del giudice delegato. Sempre pochi giorni fa il Direttore del giornale e l'editore sono stati condannati per diffamazione a mezzo stampa per la pubblicazione di una vignetta che illustrava la notizia che le indagini relative a quell'articolo si erano concluse senza archiviazione. 

Il giornale aveva già subito pesanti condanne anche in passato per la pubblicazione di alcuni articoli pubblicati in merito all'intera vicenda. L'azione di censura aveva colpito anche il sito web del giornale (www.tellusfolio.it). 

Di questa questione se ne è occupato in diverse occasioni anche Radicali Italiani: nel 2010 Rita Bernardini ha promosso un'interrogazione parlamentare alla Camera dei Deputati con il chiaro intento di portare all'attenzione del Parlamento e del ministero della Giustizia la vicenda de 'l Gazetin. Hanno fatto lo stesso in Senato Marco Perduca e Donatella Poretti. Le risposte sono a oggi pendenti e Radicali Sondrio sta preparando una seconda interrogazione parlamentare. 

Qui il link per vedere tutti i nostri interventi sul tema.



giovedì 22 dicembre 2011

Legalità e Giustizia

Sondrio e Lombardia 

COMIZIO DI MARCO CAPPATO E PAOLA CAMILLO

Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com



Per la terza volta nell'arco degli ultimi mesi, sabato 24 dicembre, dalle 9 alle 12.30, a Sondrio in piazza Garibaldi e nelle vie del centro si terrà una nuova manifestazione promossa da RADICALI SONDRIO e dall'Associazione AVANTI DIRITTO.

venerdì 18 novembre 2011

Giustizia

Sabato 19 novembre a Sondrio

LIBERTA' DI STAMPA, INELEGGIBILITA' DI COSTANZO, FIRME FALSE PER LISTE REGIONALI E AMNISTIA


Gianfranco Camero
gianfrancocamero@gmail.com



Sabato 19 novembre, dalle 9 alle 12.30, a Sondrio in piazza Garibaldi e nelle vie del centro si terrà una nuova manifestazione promossa da RADICALI SONDRIO e dall'Associazione AVANTI DIRITTO sul tema della legalità e della giustizia.

Fra gli argomenti che verranno proposti, con cartelli e volantini, all'attenzione dei sondriesi innanzi tutto la denuncia della vicenda de 'l Gazetin, giornale indipendente di cronaca civile attivo da oltre vent'anni, che è perseguitato - soprattutto per aver rivelato l’assurdo “affaire fallimento Gianoncelli” - da numerose cause civili e penali intraprese da un giudice e da un curatore fallimentare, a causa delle quali rischia il collasso finanziario, con buona pace della libertà di stampa (si veda, in proposito, l'appello della cooperativa editoriale su Tellusfolio.it).

A seguire il ricorso presentato dai Radicali al Tribunale di Milano, con prima udienza il 1° dicembre p.v., in cui si chiede di annullare l'elezione del consigliere regionale Angelo Costanzo (Pd) per ineleggibilità, a norma della legge 154/1981 che lo prevede nel caso di candidati alle elezioni regionali che siano amministratori di enti controllati dalla Regione. Infatti lo stesso si è dimesso dal Consiglio di Amministrazione sondriese dell'ALER (Azienda Lombarda per l'Edilizia Residenziale, ente controllato dalla Regione) soltanto il 30 aprile 2010, ben 61 giorni dopo il termine fissato dalla legge, come risulta dall'autocertificazione presentata alla Giunta delle Elezioni nonché dalle date dei protocolli e dalle registrazioni in Camera di Commercio, supportato nella sua rettifica a posteriori dal Presidente di questo ente, Gildo De Gianni (Lega), circa l'esistenza di una “dimenticata” lettera di “dimissioni segrete”, anticipate al 10 febbraio.

Sempre sul tema della illegittimità del Consiglio regionale lombardo, la scandalosa storia delle firme necessarie per la presentazione delle liste dove, a Milano, ne vengono depositate 900 di Pdl e Lega non valide per mancanza di timbri e date, 2.ooo autenticate illegalmente poiché raccolte prima della definizione delle liste e una perizia calligrafica dimostra che quasi 600 sono addirittura false ma i ricorsi all'autorità giudiziaria comportano tempi così lunghi che probabilmente si concluderà la consigliatura prima di conoscere la verità. A Sondrio un Pdl da Guinness dei primati risulta aver raccolto 1.300 firme in un solo giorno con un solo autenticatore: matematicamente non meno di 43 ore consecutive senza tregua! Risultato: Formigoni viene rieletto per il suo quarto mandato in violazione della legge 165/2004 che stabilisce la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo.

Per ultimo l'insostenibile realtà della giustizia in Italia, con una classe politica che non ha il coraggio di decretare un'amnistia quando la situazione è giunta al punto da essere definita dal Presidente Napolitano “una realtà che ci umilia in Europa”, la Corte Europea che ha ripetutamente condannato il nostro Paese per la lunghezza dei processi, circa 10 milioni i procedimenti pendenti, circa 200.000 le prescrizioni che si verificano ogni anno, poco meno di 70.000 detenuti costretti in carceri che ne potrebbero contenere 43.000, il 40% di questi in attesa di giudizio e statisticamente per metà sarà assolto. Ora anche il Tribunale di Sondrio sembra interessato dal problema della carenza di magistrati, sebbene percepiscano una congrua indennità supplementare poiché si tratta di “sede disagiata”.

venerdì 10 settembre 2010

Per una giustizia più giusta

Legalità in Valtellina

MANIFESTAZIONE AL TRIBUNALE DI SONDRIO SUL CASO GIANONCELLI

Gianfranco Camero
gianfrancocamero@gmail.com


Lunedì 13 settembre p.v., dalle 9 alle 12, a Sondrio davanti al Tribunale in via Mazzini, si terrà una manifestazione promossa da RADICALI SONDRIO e dall'Associazione AVANTI DIRITTO onlus con l'intento di sensibilizzare l'opinione pubblica, gli addetti al mondo della giustizia e gli organi competenti al problema di una corretta gestione e controllo delle vicende fallimentari, che già in passato ha fatto sorgere dei dubbi circa la limpidezza delle procedure messe in atto a carico dei falliti ma anche a tutela dei creditori.

In concomitanza con l'esecuzione del pignoramento dell'appartamento di Patrizia Gianoncelli, seppure estranea alla complessa vicenda del “fallimento Gianoncelli”, i promotori dell'iniziativa sosteranno davanti al Tribunale indossando cartelli e distribuendo volantini che contengono il testo di una lettera aperta al Presidente del Tribunale ed al Procuratore della Repubblica, con la quale vengono poste alcune puntuali domande circa l'operato del curatore fallimentare e di chi ne ha autorizzato le scelte.

Ci auguriamo che tali quesiti possano trovare risposta e che si voglia considerare questa manifestazione un contributo, seppure critico, alla ricerca di una giustizia più giusta e non persecutoria anzichè, come avvenuto nel corso degli ultimi dieci anni, un'offesa a cui rispondere con chiamate in giudizio.

***

Lettera aperta al Presidente del Tribunale ed al Procuratore della Repubblica di Sondrio



Oggi, 13 settembre 2010, sarà eseguito il pignoramento dell'appartamento di Patrizia Gianoncelli, stimato per un valore di 121.000 € e aggiudicato all'asta per 70.500, per fare fronte alle esorbitanti spese giudiziarie e legali (oltre 85.000 €) liquidate ad un professionista locale nell'ambito del “fallimento Gianoncelli”.

Si tratta di una vicenda intricata e complessa, che dura da più di dieci anni, che ha visto alcune persone estranee al fallimento (come Patrizia) finire nel meccanismo infernale delle procedure giudiziarie che talvolta, come in questo caso, sono sfuggite al controllo degli organi preposti.

Sembra che di questa faccenda non si debba parlare: chi lo ha fatto nel corso degli anni, denunciando le anomalie della gestione del fallimento e di che ne ha autorizzato l'operato, ha dovuto subire la dura reazione degli interessati, tanto da superare ogni limite con la richiesta di sequestro della documentazioni sul caso disponibile on line, a seguito della quale è stata pure presentata una interrogazione parlamentare da parte dei senatori radicali.

Di istanze nelle sedi appropriate ne sono state presentate sinora in abbondanza, ma inutilmente: per questo crediamo sia lecito a questo punto rivolgere pubblicamente alcune domande a coloro che, se lo ritengono, hanno certo gli strumenti per verificare la correttezza delle procedure messe in atto.

1. Perché è stato consentito agli organi della procedura di invadere la sfera patrimoniale di soggetti estranei al fallimento?

2. Come mai il curatore fallimentare non si è avvalso del gratuito patrocinio dello Stato?

3. Perché dal marzo 1999, nonostante gli obblighi di legge, non è più stato approvato alcun prospetto delle somme disponibili né alcun piano di riparto e ciò nonostante le risorse destinate ai creditori sono state utilizzate per pagamenti al curatore, a consulenti e a legali?

4. Per quale motivo le somme pervenute al fallimento in forza di sentenze solo provvisoriamente esecutive non sono state accantonate in apposito fondo, come espressamente previsto dalla legge fallimentare?

5. Perché, esaurite le risorse, il curatore è stato autorizzato a contrarre un prestito di 25.000 €?

6. Qual'è la ragione per cui è stata evitata la compensazione delle spese legali liquidate in solido a carico degli eredi con i crediti privilegiati di primo grado che due di essi vantano nei confronti del fallimento?

7. Perché l'appartamento di Patrizia Gianoncelli non è stato iscritto nell'inventario dei beni acquisiti alla massa del fallimento e la relativa vendita non è avvenuta all'interno della procedura, peraltro rifiutando il rilancio del prezzo di vendita in misura superiore di almeno 1/5 rispetto a quello di aggiudicazione?

8. Quale interesse ha indotto il curatore a costituirsi nella causa di opposizione promossa da Patrizia Gianoncelli contro il decreto di aggiudicazione dell'appartamento, opponendosi persino alla richiesta di sospensione del rilascio dell'immobile?

9. Per ultimo, come si concilia il danno derivante dalla vendita dell'appartamento in questione con l'interesse dei creditori del fallimento dal momento che il ricavato non a loro è destinato?


Radicali Sondrio
Associazione Avanti Diritto onlus

lunedì 31 maggio 2010

Censura e radio

Per una giustizia giusta

RADIO RADICALE: LA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI VIETA LA REGISTRAZIONE DEI PROCESSI

Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com


lunedì 3 maggio 2010

Il bavaglio del web

Censure 2.0

SE IL GIUDICE SEQUESTRA UN GIORNALE PUBBLICATO SUL WEB 10 ANNI FA: L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DEI RADICALI

Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com

Davvero senza interruzione la nota serie “Incredibile, ma vero!”... Un giudice del Tribunale di Sondrio, su istanza del curatore di un fallimento (con ricorso d'urgenza ex art. 700 cpc), ordina la rimozione dal sito internet di un periodico mensile di provincia ('l Gazetin, Sondrio) di alcuni articoli ivi pubblicati tra il 2000 e il 2001. Il motivo? Semplice: il curatore si sente leso nella sua onorabilità dalle predette cronache (e, in effetti, narrano proprio lo scandalo di un fallimento che si autoalimenta, con creditori che non ricevono un euro di soddisfo né vedono un piano di riparto da anni e anni, un comitato di creditori presieduto da una Banca che non se ne occupa se non per fare ...un prestito al curatore, etc. etc. Vedere la documentazione* per credere) e il giudice amico (per sua stessa ammissione: nel 2001 dichiara infatti che giocavano assieme a tennis con frequenza settimanale) gli toglie il fastidio!

“La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, come recita l'art. 21 della Costituzione? Che importa: io sequestro e faccio pure pagare le spese per il disturbo. Il fatto è già stato a suo tempo oggetto di procedimento penale (archiviato dal GIP) e civile (con risultati alternati: assoluzione in 1° grado, condanna in 2°, ora in cassazione)? Che importa: sul Web gli stessi articoli costituiscono un 'fatto nuovo'; lo sanno tutti che Internet è una novità...

Qui si ironizza, ma la vicenda ha piuttosto del grottesco. Anche perché è soltanto la punta di un iceberg che affonda la sua massa in un Tribunale nel quale – evidentemente – le cose non girano come dovrebbero... Dallo stesso giornale che viene ora tanto assurdamente colpito già sono stati inviati documentatissimi esposti al Consiglio Superiore della Magistratura, al Ministro della Giustizia, al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione e ora anche i radicali di Sondrio si sono fatti carico di segnalare una situazione che indubbiamente solleva qualche perplessità.

Per questo motivo, perché venga fatta luce su quel che accade al Tribunale di Sondrio, i senatori Marco Perduca e Donatella Poretti, Radicali-PD, hanno rivolto un'interrogazione al Ministro della Giustizia per sapere se non ritenga necessario adeguatamente intervenire promuovendo un'attività ispettiva finalizzata a verificare la sussistenza dei presupposti per attivare, ai sensi dell'art. 14 del decreto legislativo n. 109 del 2006, azione disciplinare nei confronti di magistrati che in relazione alle vicende esposte siano eventualmente incorsi in illeciti di cui agli artt. 1 e 2 dello stesso decreto legislativo.

Qui il testo dell'interrogazione

domenica 4 aprile 2010

Libertà di stampa

Censure e sequestri

ATTACCHI ON E OFF LINE, DA 'L GAZETIN A AZIONE NONVIOLENTA: ECCO COSA SUCCEDE IN ITALIA

Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com


Pubblichiamo un articolo ripreso da www.tellusfolio.it (Diario di Bordo) di Mao Valpiana dal titolo "Minaccia di morte per Azione nonviolenta" il 4 aprile 2010. La Direzione del periodico indipendente di cronaca civile stampato a Morbegno, che ovviamente si trova nella stessa identica situazione, come tutto il giornalismo indipendente, dal primo aprile è in sciopero e convoca redattori, abbonati e lettori del giornale indipendente di cronaca civile in assemblea on line permanente per decidere le azioni lotta più appropriate per fronteggiare questo deliberato attacco alla libertà di stampa (per informazioni labos@retesi.it)

Chi ha rubato l'articolo 21?

***

La libertà di stampa in Italia è sotto attacco.

Il numero di aprile di Azione nonviolenta è fermo in un magazzino postale. Al momento in cui scriviamo non sappiamo se e quando potrà essere spedito.

Senza preavviso, e con effetto immediato, con un decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 30 marzo 2010, il Governo ha sospeso le agevolazioni postali per l'editoria. Ciò significa che dal primo aprile le riviste e i libri possono essere spediti solo con la tariffa piena e non più con la “tariffa editoriale ridotta”, come è sempre avvenuto.

Con questa gravissima decisione il Governo, di fatto, mette a repentaglio la libertà di stampa, e in particolare la possibilità per i medi e piccoli editori di sopravvivere. I grandi editori (compresa la  Mondadori, di proprietà della figlia del Presidente del Consiglio dei Ministri), infatti, già da tempo non utilizzano il servizio di Poste Italiane, ma gli spedizionieri privati.

Fino ad oggi, per spedire in abbonamento postale le copie di Azione nonviolenta a tutti gli abbonati, pagavamo circa 100 euro al mese. D'ora in poi, con la tariffa intera, dovremmo spendere quasi 2.000 euro. Per le nostre finanze, e per il prezzo della nostra rivista, questo è impossibile. Siamo messi nelle condizioni di non poter più spedire il nostro mensile.
L'Uspi (Unione della stampa periodica) e molti editori hanno inviato proteste al Governo. Anche il Movimento Nonviolento editore si associa alla campagna per denunciare questo gravissimo atto liberticida, e per far sapere ai nostri lettori che il loro diritto di ricevere a casa la rivista per cui hanno pagato un abbonamento, viene calpestato da un Governo che vuole umiliare la cultura e la libera espressione del pensiero.


Mao Valpiana,
segretario nazionale del Movimento Nonviolento
(da Telegrammi della nonviolenza in cammino)

sabato 3 aprile 2010

Caso Gianoncelli e diritto di cronaca

La rete col bavaglio

CENSURA INTERNET A SONDRIO: IL CASO DIVENTA DI DOMINIO NAZIONALE

Giovanni Sansi
giovannisansi@libero.it


Pubblichiamo questo efficace resoconto di Vanna Mottarelli in merito al diritto di cronaca e al funzionamento della "giustizia": troverete nel blog gli articoli in questione etichettati  censura

***


Da tellusfolio.it (2 aprile 2010)

Il fastidio dei “potenti” per le “pulci”: appello al popolo della rete per la libertà di stampa

L’abnorme caso del ricorso d’urgenza presentato dal Dr. Marco Cottica, per ottenere l’eliminazione di articoli dall’archivio on line de ‘l Gazetin pubblicati nel periodo settembre 2000 - aprile 2001, e l’ancora più abnorme ordinanza del Giudice Dr Pietro Paci che ne ha ordinato l’immediata rimozione con condanna al pagamento delle spese è diventato caso di dominio nazionale.

Dopo l’intervento dell’ADUC che ha ipotizzato la proposizione di interrogazioni parlamentari e dopo l’interessamento dei radicali di Sondrio, il pezzo a firma Enea Sansi è stato riportato su Notizie Radicali del giorno 1° aprile 2010. Insomma, il caso si sta diffondendo a macchia d’olio, come è giusto che sia. La libertà di informazione è un bene prezioso che va tutelato con ogni mezzo.

Gli articoli incriminati erano stati scritti a cura dell’associazione Insieme per la Giustizia e della redazione de "‘l Gazetin" in occasione e nell’immediatezza di fatti drammatici occorsi alla famiglia Gianoncelli. L’obiettivo era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica a essere vicina a quelle persone così duramente provate e di lanciare appelli alle istituzioni affinché venisse posto rimedio a tale drammatica situazione. I fatti sono stati riferiti con assoluta verità. Ma, a quanto pare, la verità è più scottante di qualsiasi commento. E così per mettere tutto a tacere si sono susseguite querele, causa civile e ora, come non bastasse, un ricorso d’urgenza a cui dovrà obbligatoriamente fare seguito nuova causa civile.

Facciamo un breve resoconto di quante volte la Labos, il direttore e i redattori del giornale sono stati chiamati a rispondere in sede penale e civile per i medesimi fatti.

Il Dr. Marco Cottica, curatore dei fallimenti Gianoncelli:

- ha querelato Vanna Mottarelli e Stefano Bertelli per un appello (pubblicato in forma integrale in edizione cartacea e on line nel mese di aprile 2001). Il P.M. proponeva l’archiviazione dando ampio spazio all’esercizio del diritto di critica e di cronaca. Il GIP ha disposto l’archiviazione per infondatezza della notizia di reato;

- ha querelato il direttore Enea Sansi per un articolo intitolato “I tacchini e i nostri 25 lettori” in cui venivano commentate in chiave ironica le iniziative giudiziarie del curatore. Il P.M. proponeva l’archiviazione dando ampio spazio all’esercizio del diritto di satira. Il GIP ha disposto l’archiviazione per infondatezza della notizia di reato;

- ha promosso causa civile nei confronti della cooperativa editrice Labos, del direttore Enea Sansi e di Vanna Mottarelli (quale componente del Comitato “Insieme per la Giustizia”) per chiedere la condanna in ordine agli articoli pubblicati su "‘l Gazetin" nel periodo settembre 2000 - aprile 2001. La Corte d’Appello di Milano, con sentenza impugnata per cassazione, pubblicata integralmente su "‘l Gazetin" e on line, riteneva sussistente il reato di diffamazione (nonostante avvenuta archiviazione delle querele penali e assoluzione in primo grado). La Labos, in esecuzione di tale sentenza (impugnata per Cassazione) e delle conseguenti azioni esecutive promosse dal Dr. Marco Cottica ha pagato qualche cosa come € 29.000,00.

Evidentemente, per il curatore, la “punizione” non era abbastanza esemplare. E così, a distanza di dieci anni dalla pubblicazione, senza attendere l’esito della cassazione e senza avere formulato alcuna domanda nella causa da egli promossa nel 2001, ha chiesto con ricorso d’urgenza che gli articoli venissero rimossi da internet.

Il Giudice Dr. Pietro Paci (che anni addietro aveva ...instaurato e consolidato con il detto professionista [Cottica Marco] un cordiale rapporto di amicizia, tanto da indurlo, nel 2001, ad astenersi dal giudicare la causa), in accoglimento del ricorso d'urgenza, ha ordinato l'immediata rimozione da internet degli articoli, con condanna della coop. Labos al pagamento delle spese, nell'importo di circa € 4.500,00. E siamo solo agli inizi (la causa di merito deve ancora partire).

Nell'ordinanza si legge: «Gli stampati che quest'ultimo giudice [riferito alla Corte d'Appello di Milano] ha preso in esame hanno esaurito la propria efficacia lesiva. Vi è stata la pubblicazione delle notizie diffamanti su supporti cartacei ma con il decorso del tempo e con l'affievolirsi della memoria, con (inoltre) il riscontro che il lettore del periodico ha potuto effettuare con la lettura della menzionata sentenza della Corte d'Appello pubblicata integralmente sul “'l Gazetin” si può più che ragionevolmente ritenere che la prima condotta illecita valutata dai giudici di secondo grado non sia più idonea ad arrecare danno alla persona offesa» ma..., per quanto riguarda la pubblicazione su Internet, secondo il Giudice esiste «Il pericolo ... che il Cottica con il trascorrere del tempo, per l'evidenziato alto grado di diffusività dello strumento elettronico, possa vedere sempre più compromessa la sua dignità professionale, con perdita di credibilità nell'ambiente in cui opera».

La Labos ha presentato reclamo al collegio chiedendo la sospensione della provvisoria esecutività e poi l'annullamento dell'ordinanza del Giudice Paci. Sull'esito non resta che sperare.

Nel frattempo lanciamo un appello al popolo della rete affinché faccia sentire la propria voce (apprezzata, in proposito, la citata significativa iniziativa di riproporre sul blog RadicaliSondrio, i 5 articoli “incriminati” e “sequestrati”) a sostegno de "'l Gazetin", il quale, pur essendo una piccola goccia nel mare dell'informazione, è l'emblema di come la libertà di stampa sia ormai un'utopia.

Vanna Mottarelli

martedì 23 marzo 2010

Censura in Valtellina

Fallimento Gianoncelli 

L'OSSERVATORIO EUROPEO SULLA LEGALITA' E LA LISTA DI PIETRO CHIEDONO IL RISPETTO DEL SISTEMA GIUSTIZIA A SONDRIO

Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com


Pubblichiamo un interessante articolo apparso su 'l Gazetin di aprile in merito alla vicenda Gianoncelli dal titolo "Basta persecuzioni alla famiglia Gianoncelli": 

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L’Osservatorio europeo sulla legalità, l'Italia dei Valori e l’Associazione Insieme per la Giustizia biasimano lo stillicidio di persecuzioni perpetrate ai danni della famiglia Gianoncelli, denunciando alle istituzioni pubbliche e all’opinione pubblica l’ennesimo increscioso episodio accaduto giovedì 29 marzo, allorché l’agenzia di Sondrio del SanPaolo IMI ha coattivamente prelevato dal conto corrente di Patrizia Gianoncelli, figlia di Franco Gianoncelli, completamente estranea al fallimento, una somma di Lire 10.000.000, somma che, per effetto di diffida al predetto Istituto di credito effettuata dal curatore Dr. Marco Cottica, è stata versata nelle casse del fallimento.

Il fatto è collegato alla ben nota vicenda del rimborso del credito IRPEF che Franco Gianoncelli aveva percepito dall’INPS con la pensione di settembre, a seguito di presentazione del modello 730/2000. Le predette somme sono state pagate dall’Ufficio Postale di Sondrio, per conto dell’INPS, in parte in contanti e in parte mediante assegno circolare emesso dalla Banca Popolare di Sondrio, intestato dal cassiere delle poste nominativamente a Franco Gianocelli.Patrizia Gianoncelli presentò all’incasso l’assegno circolare (non girato) presso la sua banca di riferimento, SanPaolo IMI agenzia di Sondrio. Il controvalore dell’assegno (Lire 10.000.000) venne versato dalla predetta banca sul conto corrente di Patrizia, la quale, a sua volta, prelevò il relativo importo e lo consegnò al padre Franco.

Seguì la ben nota controversia giudiziaria, per effetto della quale i fratelli Gianoncelli furono costretti a presentare quattro ricorsi avanti il Tribunale, a fronte dei quali vennero emesse tre ordinanze, di cui due già appellate in Cassazione e una in corso di appello.Con l’ordinanza n. 1778 depositata in data 15 dicembre 2000, di rigetto della competenza attiva dei falliti del rimborso IRPEF, il Tribunale di Sondrio, chiamato espressamente a pronunciarsi, riconosceva la liceità dell’incasso da parte dei falliti ma riteneva che gli stessi avrebbero successivamente dovuto versare le somme al fallimento. In data 15 dicembre, infatti, con apposito decreto, il Giudice Delegato, Dr. Fabrizio Fanfarillo, intimava ai falliti e, quindi, anche a Gianoncelli Franco, di rifondere le somme inerenti il rimborso IRPEF entro dieci giorni, pena la denuncia alla Procura della Repubblica per reati fallimentari (bancarotta).I falliti opponevano il decreto, precisando, tra l’altro, che erano impossibilitati ad ottemperare alla richiesta, tardiva di circa quattro mesi rispetto alla data in cui tali somme erano state percepite, in quanto le stesse sono servite per la loro sopravvivenza dal momento che, di punto in bianco, con altro decreto, il Giudice Delegato, Dr. Fabrizio Fanfarillo, aveva sequestrato ipso facto, l’intera pensione a decorrere dalla rata di novembre. Seguì, come preannunciato, denuncia alla Procura della Repubblica nei confronti di Gianoncelli Franco e Gianoncelli Peppino. 

La Corte di Cassazione è ora chiamata a sciogliere il nodo della competenza del rimborso IRPEF (somme che sono state pagate personalmente dai falliti in esubero rispetto alle imposte effettivamente dovute).Per quanto riguarda il mancato adempimento all’intimazione con la quale il Giudice Delegato chiedeva di versare le somme al fallimento, sta indagando la Procura della Repubblica. Ci si aspettava che a questo punto gli organi del fallimento si dessero una calmata, in attesa che la giustizia civile (Cassazione) e penale (ipotesi di reato) potesse concludere il suo iter.E invece no. Il curatore Dr. Marco Cottica, nonostante l’ordinanza del Tribunale di Sondrio che asseriva la liceità dell’incasso, stante la Legge che regola gli assegni circolare, ha intimato all’Istituto SanPaolo IMI, agenzia di Sondrio, di indennizzare il fallimento dell’importo di Lire 10.000.000 inerente l’assegno circolare pagato a Gianoncelli Franco per tramite di Gianoncelli Patrizia. L’Istituto medesimo, ottemperando alla diffida del curatore versava al fallimento la predetta somma (che peraltro era stata dallo stesso anticipata in nome e per conto della Banca Popolare di Sondrio) prelevando il relativo importo dal conto corrente personale di Gianocelli Patrizia, mandandolo in rosso di sette milioni, addirittura due milioni oltre il fido bancario e bloccando la possibilità di prelevare tramite Bancomat. 

La ragazza, di punto in bianco si è trovata senza una lira e in tale condizione rimarrà fino a quando percepirà il prossimo stipendio. Patrizia è rimasta disoccupata per otto anni. Dal mese di luglio 2000 lavorava part-time in un’impresa di pulizia e percepisce uno stipendio di circa ottocentomila lire mensili. I tre milioni che aveva sul conto corrente erano tutti i suoi risparmi.Come ha potuto il curatore intraprendere simile arbitraria iniziativa? La sentenza del Tribunale di Sondrio che sancisce la liceità dell’incasso non vale forse per entrambe le parti (falliti e fallimento?). Come possono essere stravolte le norme che regolano l'assegno circolare, titolo di credito esigibile mediante semplice esibizione all’Istituto bancario? Come poteva la Banca appropriarsi delle somme di proprietà di Gianoncelli Patrizia in assenza di atto di pignoramento presso terzi, sequestro o quant’altro? (provvedimenti, in ogni caso impugnabili).Il fatto è stato immediatamente denunciato alla Procura della Repubblica di Sondrio.La famiglia Gianoncelli non ha mai chiesto niente a nessuno. Rivendica semplicemente il diritto di poter vivere con le misere entrate che derivano dalla pensione e, per quanto riguarda Patrizia Gianoncelli, dal suo misero stipendio.

Gli scriventi organismi non sono disposti a tollerare oltre questo stillicidio di persecuzioni nei confronti di una famiglia che ha avuto il coraggio di difendere con le unghie e con i denti i propri diritti. Dal canto nostro promuoveremo iniziative pubbliche di ogni genere. Segnaleremo i fatti a tutte le istituzioni pubbliche competenti in materia. Stiamo predisponendo un articolato dossier del caso Gianoncelli, al quale daremo la più ampia diffusione possibile. Segnaleremo inoltre gli inadempimenti degli istituti di credito all’A.B.I. e ad altri Istituti di vigilanza del settore del credito. Ci costituiremo parte civile in giudizi penali, in quanto portatori di diritti diffusi e utilizzeremo eventuali risarcimenti per il pagamento di spese di giudizio per persone non abbienti.Chiediamo con forza al Presidente del Tribunale e al Procuratore della Repubblica di assumere iniziative di loro competenza per far cessare queste aberranti persecuzioni.

Vanna Mottarelli - Osservatorio europeo sulla legalità e Italia dei Valori
Stefano Bertelli - Insieme per la giustizia

Caso Gianoncelli

Legalità in Valtellina

FALLIMENTOPOLI: LA PARADIGMATICA VICENDA DELLE PENSIONI DEI GIANONCELLI

Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com


Pubblichiamo di seguito un articolo apparso sul mensile 'l Gazetin di gennaio dal titolo "Illustrissimi del tribunale, e se fossero i vostri figli?" in merito al discusso caso del fallimento Gianoncelli che vede impegnato il Tribunale di Sondrio. 

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Un vero e proprio accanimento, senza un attimo di tregua, contro i malcapitati di turnoCon una tempistica che riduce il rito della giustizia alla stregua di una partita a scacchi: una fredda teoria di mosse e contromosse a cura del Comitato territoriale "INSIEME PER LA GIUSTIZIA" Franco Gianoncelli, all’indomani del dibattito tenutosi alla Piastra, sul tema "Il fallimento – un dramma umano e sociale", era un uomo nuovo. Aveva ritrovato la carica. Aveva incontrato persone che non vedeva da tempo, venute da più parti della provincia di Sondrio per tributargli affetto e solidarietà. Aveva capito che nulla era cambiato nei sentimenti di coloro (clienti, fornitori, amici) che avevano avuto modo di apprezzare la sua onestà e la sua serietà professionale. Il fratello Peppino, purtroppo, non ha potuto vivere quel bel momento di gloria perché era ricoverato in ospedale, dove ha trascorso anche il giorno di Natale. A lui vanno i nostri migliori auguri per una pronta guarigione.

"Versate le pensioni ai Gianoncelli"(Francesco Saverio Cerracchio, La Provincia 19/12/2000)ma solo 12 mensilità, mi raccomando!Abbiamo appreso dalla stampa che le pensioni erano state "sbloccate", con un provvedimento del Tribunale di Sondrio, depositato nella medesima data della riunione. Tutto sembrava andare a gonfie vele. Avremmo voluto ringraziare pubblicamente il Tribunale di Sondrio, ma la nostra gioia è durata quanto i sogni della piccola fiammiferaia. Con la sentenza, notificata ai diretti interessati il 21 dicembre 2000, il Tribunale di Sondrio aveva disposto lo svincolo delle pensioni (nei limiti di cui diremo appresso) ma aveva rigettato il ricorso per quanto riguardava i crediti d’imposta, pur riconoscendo che i fratelli Gianoncelli avevano legittimamente incassato gli assegni circolari. 

Il curatore, in esecuzione di tale sentenza, o meglio di un simultaneo decreto del Giudice Delegato, ha restituito ai diretti interessati le rate di pensione di novembre e dicembre, ma non anche la tredicesima mensilità e il bonus fiscale di lire 350.000 che l’erario ha rimborsato a tutti i contribuenti per effetto della riduzione delle imposte.«Scusi curatore, c’è stata una svista – disse Franco Gianoncelli – non ci sono stati restituiti gli importi della tredicesima mensilità e dello sgravio fiscale 2000».«Non c’è alcuna svista – rispose il dott. Marco Cottica – tali somme sono state acquisite al fallimento. Se avete qualcosa da ridire fate ricorso. Tanto siete abituati».Nel precedente numero avevamo riferito che, nel mese di novembre 2000, Franco e Peppino Gianoncelli avevano chiesto che il Giudice delegato lasciasse nella loro disponibilità l’intera pensione, stanti le disagiate condizioni economiche e le precarie condizioni di salute di entrambi. 

La richiesta è stata presa alla lettera. Il Tribunale di Sondrio ha disposto la rifusione delle rate di pensione solamente per un importo pari a quello percepito dai falliti nel mese di ottobre. Non una lira di più. Cosa importa se nel frattempo sono lievitati i costi di gas, luce, acqua potabile, gasolio per riscaldamento? Cosa importa se con la manovra finanziaria è stato ridotto il carico fiscale, soprattutto per i contribuenti a basso reddito? A che giova che il Governo abbia in programma di aumentare le pensioni più basse perché ritenute inadeguate? Quello che vale per la generalità dei contribuenti e dei pensionati non vale per Franco e Peppino. Gli incrementi retributivi collegati all’abbattimento delle imposte, così come quelli collegati all’inflazione verranno introitati, sine die, dal fallimento.Che dire poi della mancata erogazione della tredicesima mensilità, la quale, per legge, è impignorabile, in quanto finalizzata alle spese straordinarie tipiche delle festività natalizie (regali, addobbi, pranzi, ecc).? Invece della gratifica natalizia, Franco e Peppino hanno trovato sotto l’albero (si fa per dire) un decreto, notificato il 21 dicembre 2000, con il quale il Giudice Delegato, dott. Fabrizio Fanfarillo, intimava loro di restituire, entro dieci giorni la somma inerente i crediti d’imposta, pena la denuncia alla Procura, in caso di inadempimento, per reato fallimentare (bancarotta). La storia insegna che persino i popoli in guerra, in occasione del Santo Natale, interrompono le ostilità. Ai fratelli Gianoncelli, invece , non è stato concesso un attimo di tregua. I decreti del Giudice delegato debbono essere impugnati in tre giorni (nel caso in specie entro il 24 dicembre). E così, a tamburo battente, per poter salvaguardare i propri diritti, Franco e Peppino hanno dovuto presentare il quarto ricorso, la cui discussione è in programma per il giorno otto febbraio.
La questione crediti d'impostaIl Tribunale di Sondrio, senza effettuare alcuna analisi delle dichiarazioni dei redditi prodotte dai falliti in sede di ricorso, ha stabilito che i crediti d’imposta spettassero al fallimento. 

Vorremmo effettuare talune nostre considerazioni al riguardo. I crediti d’imposta, come noto a tutti i contribuenti, possono derivare dal riconoscimento da parte dell’erario di detrazioni per talune spese tassativamente elencate, quali spese funebri (a Gianoncelli Franco nel 1995 è morta la moglie), interessi su mutui ipotecari, assicurazioni sulla vita, spese mediche, chirurgiche, per acquisto di medicinali, oppure da riduzione del reddito in presenza di oneri deducibili (Franco e Peppino hanno pagato consistenti somme per contributi INPS personali prima di percepire la pensione), oppure più semplicemente da un calo drastico di reddito rispetto a quello dell’esercizio precedente e dal conseguente diritto al rimborso di acconti pagati in eccedenza rispetto alle imposte dovute. 

La Società Gianoncelli ha dichiarato perdite d’impresa a far tempo dal 1991. I crediti d’imposta riscossi da Franco e Peppino a seguito della presentazione del Mod. 730/2000 derivano dal rimborso di ritenute d’acconto agli stessi prelevate dai sostituti d’imposta sulla pensione o sui compensi di amministratori, percepiti dal 1993 al 1997 e versate all’erario in misura superiore alle imposte dovute.La logica che sta alla base del rigetto del ricorso dei falliti è riconducibile al seguente concetto: «Il pagamento delle imposte compete ai falliti. Il rimborso di acconti di imposta pagati in eccesso (dai falliti a titolo personale) deve essere ripartito tra i creditori». In altri termini: «I debiti d’imposta sono vostri; se avete versato imposte di troppo chiedete il rimborso e versatelo al fallimento». Non rimane che attendere il giudizio della Corte di Cassazione, alla quale i fratelli Gianoncelli sono in procinto di proporre ricorso.Come può, in ogni caso, il Giudice Delegato ventilare il reato di bancarotta, se i fratelli Gianoncelli non verseranno entro dieci giorni le somme inerenti il rimborso imposte al fallimento? 

Non va dimenticato che solo in data 21 dicembre 2000 è stato chiesto a Franco e a Peppino il versamento delle somme al fallimento e che, in base ad orientamenti giurisprudenziali consolidati, compete ai soggetti erogatori delle somme rifondere le stesse al fallimento, con diritto di rivalsa sui percettori. Il Tribunale di Sondrio, pertanto, stando agli orientamenti della Cassazione, avrebbe dovuto individuare nell’INPS il soggetto tenuto alla ripetizione delle somme inerenti i crediti d’imposta. L’Inps, a sua volta, avrebbe potuto esercitare il diritto di rivalsa nei confronti dell’Erario e quest’ultimo nei confronti dei falliti. Con i precedenti decreti, il Gd non ha mai chiesto la rifusione delle somme ma solo la consegna degli assegni circolari, ottenuti da Franco e Peppino in pagamento della pensione del mese di settembre 2000.Non solo. Con il proprio decreto del 14 novembre, il Giudice medesimo, individuava nella BPS il soggetto tenuto alla rifusione delle somme («manda al curatore di chiedere alla Banca Popolare la ripetizione delle somme pagate con gli assegni circolari»). 

Con il ricorso, presentato in data 16 novembre, avverso tale decreto, Franco e Peppino chiedevano, in via principale che il Tribunale si pronunciasse favorevolmente in merito ai crediti d’imposta e, in subordine, che la ripetizione delle somme venisse chiesta, come indicato nel Decreto del Gd, alla BPS. Prontamente (20 novembre 2000), il dott. Fanfarillo emanò un decreto con cui disponeva «di soprassedere a chiedere la ripetizione delle somme degli assegni alla Banca Popolare di Sondrio». I ricorrenti, con le note dell’udienza, depositate il 7 dicembre, precisavano, producendo giurisprudenza consolidata, che, a prescindere dalla mutata decisione del Gd, i soggetti tenuti a ripetere le somme erano gli istituti di credito che avevano effettuato il pagamento, fermo restando il diritto di rivalsa di questi ultimi nei confronti dei falliti. Il Tribunale di Sondrio, in accoglimento parziale del ricorso, ha ammesso che Franco e Peppino Gianoncelli, in base alla legge sugli assegni circolari, avevano legittimamente incassato gli importi. Ci sono voluti quattro mesi e tre ricorsi prima che il Tribunale di Sondrio sancisse questo importante principio e prima che intervenisse pronuncia sulla competenza delle somme rimborsate dall’erario.

Rammentiamo che con la precedente sentenza, notificata ai falliti nel mese di novembre 2000, il Tribunale di Sondrio, senza pronunciarsi sulla competenza dei crediti d’imposta, aveva rigettato il ricorso con il quale i falliti affermavano: «L’ordinanza del Giudice Delegato è inapplicabile, in quanto al momento della sua notifica avevamo già incassato legittimamente gli assegni». Orbene, se, come ora è stato espressamente riconosciuto dal Tribunale di Sondrio, gli assegni circolari sono stati legittimamente incassati dagli intestatari e se solo ora vengono chiesti in restituzione gli importi inerenti il rimborso crediti d’imposta, significa che le somme incassate nel mese di settembre sono rimaste legittimamente nella disponibilità dei falliti, i quali hanno dovuto, peraltro, utilizzarle per sopperire alla mancata erogazione delle pensioni di novembre e dicembre, le quali, come anzi precisato, sono state dissequestrate solo in data 20 dicembre 2000.

È questa la legalità?Quanto dovranno ancora soffrire i signori Franco e Peppino Gianoncelli? Siamo veramente sicuri che tutto quanto accaduto rientri nella piena legalità? La nostra associazione ha intenzione di scoprirlo, segnalando i fatti alle autorità competenti. Il Gd impiega un attimo a stendere un decreto, con il quale può permettersi di cambiare quanto affermato con i decreti precedenti, a seconda delle linee difensive adottate dai falliti. I fratelli Gianoncelli, invece, per ogni decreto sono costretti a presentare ricorso al Tribunale e, visti gli esiti dei ricorsi precedenti, alla Corte di Cassazione, ma soprattutto, ogni azione lesiva dei loro diritti e interessi legittimi è un attentato alla salute. Peppino ne sa qualcosa.Vorremmo rivolgere una domanda a coloro che, forti del potere, fanno del male alle persone deboli e indifese: Se un giorno i vostri figli, o i figli dei vostri figli, si trovassero in difficoltà e incontrassero sul loro cammino persone come voi, ne sareste felici?

Vanna Mottarelli e Stefano Bertelli, 
presidente e vice presidente di Insieme per la giustizia

Caso Gianoncelli

Per una giustizia giusta

FALLIMENTOPOLI: SVILUPPI CASO GIANONCELLI.  LA VICENDA DELLE PENSIONI

Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com


Proponiamo oggi un articolo apparso sul mensile 'l Gazetin di dicembre dal titolo "Una cosa non potranno mai portarci via: la nostra dignità" relativo alla vicenda del fallimento Gianoncelli

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È inaudito che nel 2000 accadano ancora simili cose. La nostra associazione (il Comitato Insieme per la Giustizia) credeva che sarebbe stato sufficiente lanciare accorati appelli al Tribunale di Sondrio, per fornire ai giudici la chiave di lettura delle intricate vicende collegate al fallimento della Società Gianoncelli. Il risultato? Franco e Peppino Gianoncelli rimarranno senza percepire una lira di pensione (nel senso letterale del termine) fino al mese, rispettivamente, di luglio 2001 e di maggio 2002. Siamo forse stati noi la causa involontaria di tanta sofferenza? Abbiamo chiesto loro scusa. Ci hanno risposto: «C’è una cosa che non potranno mai portarci via: la nostra dignità. Da soli ci saremmo annientati. 

Il cammino dei fallimenti è cosparso di croci. Sono molti coloro che, non reggendo alla solitudine, si sono suicidati, si sono lasciati morire d’inedia o si sono dati all’alcool. L’Associazione ci ha dato la forza di lottare. Pur nella sventura, noi ci reputiamo fortunati perché abbiamo la solidarietà di molta gente». Sperando che il Tribunale di Sondrio possa vedere il proprio comportamento come riflesso in uno specchio, narriamo qui di seguito l’ennesima pagina amara del "dramma" dei signori Franco e Peppino Gianoncelli, a cui va tutta la nostra stima e solidarietà.

I termini della questioneLa vicenda fonda le proprie radici nella sentenza n. 6518 del mese di luglio 1998, con la quale la Corte di Cassazione, sciogliendo un nodo da tempo dibattuto in dottrina, affermava che i crediti d’imposta, come peraltro i debiti d’imposta, non soggiacciono alla legge del concorso fallimentare.Franco e Peppino Gianoncelli chiesero il rimborso di crediti d’imposta con il modello 730/2000, che vennero pagati in aggiunta alla rata di pensione del mese di settembre. Il pagamento avvenne mediante assegni circolari nominativi e non trasferibili, emessi dalla Banca Popolare di Sondrio.Peppino, all’atto dell’incasso del proprio assegno circolare, si vide opporre rifiuto agli sportelli della Banca Popolare di Sondrio, in quanto "fallito". Per evitare ulteriori umiliazioni, sebbene non fosse necessario (solo gli intestatari possono incassare gli assegni circolari non trasferibili), il fratello Franco chiese, telefonicamente, autorizzazione al curatore, il quale declinò la propria competenza al riguardo («chiedete l’autorizzazione al Giudice delegato, oppure consultate il vostro avvocato di fiducia»). 

I falliti, non potendo contare sulla collaborazione del curatore, in data 7 settembre 2000, rivendicando il proprio diritto a trattenere le somme, inoltrarono segnalazione al presidente del Tribunale, al procuratore della Repubblica, al giudice delegato e al curatore per conoscenza. Contemporaneamente presentarono, altrove, gli assegni all’incasso, che andò a buon fine (non poteva essere diversamente, pena la levata del protesto).

Da quel momento seguirono nell’ordine (le frasi tra virgolette indicano, in sintesi, il contenuto dei documenti):

- richiesta del curatore datata 8 settembre: «Consegnatemi gli assegni in vostro possesso; fate domanda al giudice delegato per ottenere la restituzione delle somme o di parte di esse»;

- risposta di Franco e Peppino Gianoncelli (di seguito solo "risposta") in data 9 settembre: «Solo noi abbiamo titolo per incassare gli assegni circolari, in quanto "non trasferibili". Le somme (pensioni e rimborso IRPEF) sono di nostra esclusiva competenza»;

- primo decreto del Giudice delegato, datato 11 settembre, notificato il 22 settembre 2000: «Regolarizzate con marca da bollo la segnalazione del 7 settembre. Si rigetta. Qualora inoltrerete istanza documentata potrei modificare la mia decisione».
Risposta in data 23 settembre: «La nostra lettera del 7 settembre era una semplice segnalazione. Non comprendiamo il motivo del rigetto, dal momento che non abbiamo chiesto niente»;

- secondo decreto del Gd, datato 19 settembre, notificato in data 25 settembre: «Consegnate al curatore gli assegni in vostro possesso, i quali contengono rate di pensione di competenza vostra e crediti d’imposta di competenza del fallimento. Qualora inoltrerete domanda, con indicazione dell’importo delle pensioni, disporrò la restituzione di tale importo»;

- ricorso avverso il decreto del 19 settembre: «Abbiamo provveduto da circa venti giorni all’incasso degli assegni circolari, in quanto diversamente non potevamo sbarcare il lunario. Sotto il profilo giuridico ribadiamo che i crediti d’imposta sono di nostra competenza»;

- costituzione in giudizio del curatore: «Non ero a conoscenza che i falliti percepissero la pensione»;

- note dell’udienza in replica alla costituzione in giudizio: «Il curatore non può ignorare che siamo titolari di pensione, in quanto esamina tutta la nostra corrispondenza e ha consegnato egli stesso il libretto a Peppino Gianoncelli. Il decreto del Gd è, in ogni caso, inattuabile perché abbiamo già incassato gli assegni circolari»;

- udienza del 19 ottobre 2000: «Il Tribunale si riserva la decisione»;

- terzo decreto del Gd, datato 21 ottobre (emesso in pendenza di giudizio): «Le rate di pensione vengono acquisite al fallimento a far tempo dal mese di novembre; il curatore dovrà chiedere alla Banca Popolare di Sondrio la ripetizione delle somme degli assegni circolari. Se mi inoltrerete apposita domanda, determinerò le somme necessarie al vostro mantenimento».
Ricorso avverso il terzo decreto Gd: «Il decreto del 21 ottobre è in contrasto con quello del 19 settembre, con il quale il Gd riconosceva espressamente che le pensioni sono di nostra competenza. Il Tribunale non si è ancora pronunciato sulla competenza dei crediti d’imposta». (La discussione avverrà il 7 dicembre, a giornale in stampa);

- domanda documentata dei falliti per ottenere lo svincolo delle quote di pensione: «La pensione è a malapena sufficienti per vivere e, inoltre, siamo entrambi ammalati cronici»;

- rigetto del primo ricorso (nessuna pronuncia in ordine alla competenza dei crediti d’imposta): «I falliti non hanno indicato l’entità de gli importi percepiti e non hanno provato che gli stessi fossero inerenti a pensioni e a crediti d’imposta»;

- quarto decreto del Gd, notificato in data 15 novembre 2000: «Confermo integralmente il decreto del 21 ottobre. Per il vostro mantenimento sarebbe sufficiente un importo pari al minimo di pensione (circa 700.000 lire), ma, visto che avete documentato di essere ammalati, sebbene non in forma grave, vi assegno l’intera pensione. Tuttavia, visto che avete incassato l’importo dei crediti d’imposta, vi pignoro le pensioni fino a completo assorbimento, ovvero fino al luglio 2001, per quanto riguarda la pensione di Franco Gianoncelli e fino al maggio 2002 per quanto concerne la pensione di Peppino Gianoncelli»;

- ricorso avverso il quarto decreto del Gd: «Il pignoramento delle pensioni è una duplicazione di somme, già chieste dal Gd, con il decreto del 21 ottobre, alla BPS. La sentenza di rigetto del ricorso avverso il decreto del 19 settembre non fa alcuna menzione della competenza dei crediti d’imposta. L’articolo 545 del Codice di Procedura Civile fa divieto di pignorare, per recupero crediti, più di un quinto della pensione». (Anche questa discussione avverrà il 7 dicembre 2000).

Il Curatore, dott. Marco Cottica, sul settimanale Centro valle di domenica 12 novembre 2000, fornì quella che, a suo avviso, era l’interpretazione giuridica dei fatti. Tale interpretazione non rende onore alla verità. È necessario fare chiarezza e inquadrare i fatti, nella loro giusta luce.Nessuna norma della legge fallimentare stabilisce che i falliti debbano inoltrare domanda per trattenere somme da loro percepite alla piena luce del sole. Del resto, se così non fosse, per quale motivo i falliti vengono sottoposti all’umiliante procedura del controllo "a vista" e del vaglio della corrispondenza personale? A che cosa serve la figura del curatore? Gli organi del fallimento pretendevano forse che i falliti dicessero: «Dal controllo della corrispondenza vi è, per caso, sfuggito che noi percepiamo la pensione? Possiamo tenercela?»Il Giudice delegato al fallimento, dott. Fabrizio Fanfarillo, con il decreto del 19 settembre 2000, da un lato, reclamava i crediti d’imposta e, dall’altro, ammetteva (letteralmente) che le rate di pensione (quindi la titolarità della pensione era fatto noto) erano di competenza dei falliti. 

Il mese successivo (21 ottobre 2000), il medesimo, contraddicendo la propria precedente decisione, disponeva l’acquisizione delle pensioni future all’attivo del fallimento, invitando i falliti a inoltrare domanda per ottenere la rifusione delle somme strettamente necessarie per vivere. Le pensioni, entro i limiti necessari al mantenimento, ai sensi dell’articolo 46 della legge fallimentare, non rientrano tra i beni soggetti al fallimento (quindi non possono essere toccate). Il Gd, pertanto, a norma di legge, avrebbe potuto chiedere le sole somme che, a suo avviso, superavano i predetti limiti. Qualcuno potrebbe pensare, vista la foga con cui si invocano gli interessi dei creditori, che Franco e Peppino siano titolari di "pensioni d’oro". Sgombriamo il campo da qualsiasi dubbio: i predetti percepiscono mensilmente, rispettivamente, circa lire 1.300.000 e circa lire 1.100.000. Le cifre si commentano da sole.
«Oh bella! Percepiscono anche la pensione?»Il caso è complesso e pone parecchi interrogativi. Perché il problema delle pensioni si pone a ben tre anni dal fallimento? 

Qual è stata la molla che ha indotto il Gd a cambiare rotta? Per quale motivo non ha chiesto gli assegni con il decreto dell'11 settembre? Perché, invece di chiedere gli assegni, non è stata chiesta la documentazione delle somme percepite? Come mai, in data 22 settembre, è stato notificato solo il decreto dell'11 settembre e non anche quello del 19 settembre, sebbene già emesso? Che cosa è accaduto di tanto grave dal 19 settembre 2000 al 21 ottobre 2000? È presto detto: le risposte dei signori Gianoncelli (legittima difesa) hanno determinato un crescendo di provvedimenti drastici. Pure il ricorso avverso il decreto del Gd era scomodo, in quanto i falliti chiedevano una pronuncia di diritto: Di chi è la competenza dei crediti d’imposta? Quale miglior mezzo di quello dell’inammissibilità del ricorso per bypassare l’ostacolo? I decreti di fissazione udienza del primo e del terzo ricorso, da notificare al curatore, a cura dei falliti, rispettivamente entro il 12 ottobre ed entro il 30 novembre, sono stati notificati ai falliti (il primo rigorosamente per posta) l’11 ottobre pomeriggio e il 29 novembre in tarda mattinata. I ricorrenti, nonostante i tempi bruciati, assicurarono gli adempimenti in tempo utile, scongiurando così l'inammissibilità dei ricorsi.Il dott. Marco Cottica, con la propria costituzione in giudizio al primo ricorso, ha lanciato ogni sorta di invettive affermando, in primis, di non conoscere la condizione di pensionati di Franco e Peppino. (Di cosa pensava vivessero?) La memoria del curatore lasciava presagire quello che sarebbe stato l’epilogo della vicenda. Sia al curatore che ai ricorrenti venne assegnato termine, per memorie, fino al 15 ottobre (domenica). 

Tutto pareva preordinato. Ai falliti, che prima del giorno 16 ottobre non avrebbero potuto prendere visione della memoria del curatore, non rimaneva che replicare con le note dell’udienza, equivalenti a dichiarazioni a verbale. Il curatore eccepiva la tardività delle repliche, le quali, a suo avviso, avrebbero dovuto essere depositate entro domenica 15 ottobre (ovvero prima di poter prendere visione della sua memoria). Il Tribunale di Sondrio, quasi volesse ignorare la sentenza della Cassazione, ha rigettato il ricorso senza pronunciarsi sulla competenza dei crediti d’imposta. L’organo giudicante si è limitato a eccepire che i ricorrenti non hanno indicato gli importi degli assegni (nessuna informazione in tal senso è stata loro chiesta) e che non hanno dimostrato che le somme incassate fossero realmente crediti d’imposta (Il Gd ha preso alla lettera la comunicazione dei falliti per emettere il proprio decreto). Il Tribunale, al contrario, andando oltre il dettato del decreto («consegnate gli assegni in vostro possesso»), ha rigettato il ricorso senza manco aprire una fase istruttoria e senza dare per lette le note dell’udienza (quasi a dire: subite e state zitti!). Le note dell’udienza, tuttavia, sono state consegnate al curatore, il quale, forse punto nel vivo dal loro contenuto, le ha inoltrate al Gd, per gli opportuni provvedimenti. E così, prima ancora che il Tribunale si pronunciasse in merito al ricorso, il Gd ha emesso un nuovo decreto, rincarando la dose (acquisizione delle pensioni all’attivo del fallimento a far tempo dal mese di novembre). E pensare che critichiamo tanto i processi "alla bulgara"!!! Franco e Peppino, inginocchiandosi al volere del Gd (violando persino la privacy dei loro familiari non falliti), inoltrarono domanda intesa a ottenere che l’intera pensione percepita rimanesse, come per il passato, nella loro piena disponibilità. Alla domanda allegarono, oltre alle pezze giustificative di spese ripetitive, la prova che erano entrambi ammalati in modo irreversibile (il primo in poco tempo ha subito due interventi chirurgici e il secondo soffre di patologia cronica).

L'interesse dei creditori…Il Giudice delegato con l’ultimo decreto (il quarto in ordine di tempo), affermando che avrebbe potuto essere sufficiente per il mantenimento una somma pari al minimo di pensione (lire 700.000) ma che avendo documentato i falliti di essere ammalati, sebbene in modo non molto grave (sic!!!), lasciava loro la disponibilità dell’intera pensione ma (troppo bello per essere vero!) visto che, a suo dire, i falliti si erano appropriati di somme di competenza del fallimento (crediti d’imposta, sulla cui competenza il Tribunale di Sondrio non si è ancora pronunciato), fino all’assorbimento di tali somme (pagate dai falliti in anticipo al fisco e dallo stesso rifuse) gli stessi non percepiranno una lira di pensione fino al luglio 2001 (Franco) e al maggio 2002 (Peppino). Le pensioni dei fratelli Gianoncelli inerenti tali periodi verranno introitate dal Fallimento (a vantaggio dei creditori, si legge nelle precisazioni del curatore).

Vogliamo parlare del tanto decantato interesse dei creditori? Il fallimento, dopo aver smantellato l’attività, gli automezzi e le attrezzature, ha distribuito meno di quanto avrebbe potuto distribuire la società con i soli crediti esigibili entro il mese di dicembre 1997 se non fosse fallita (circa 115 milioni). A tre anni dalla dichiarazione di fallimento sono stati distribuiti ai creditori lire 70 milioni (per trattamento di fine rapporto, somme che la società avrebbe dovuto pagare solo al termine del rapporto di lavoro dipendente, ovvero dopo molti anni se l'azienda fosse rimasta in attività) a fronte di circa 160 milioni di incassi (lire 90 milioni sono stati spesi per costi di procedura). Il negozio al dettaglio, in piena attività, è stato smantellato e venduto con un ricavo, al netto dei costi di procedura, di circa lire 5 milioni. Gli immobili sono stati messi all’asta "tentando" un primo esperimento, andato deserto, e "ritentando", con ribasso di oltre 200 milioni (circa 10 anni di pensione di entrambi i fratelli Gianoncelli!) un secondo esperimento, pure andato deserto. 

È lecito presumere che possa esservi un terzo tentativo, con un ulteriore ribasso di 200 milioni, e così via. Che dire poi del fatto che è stata preclusa la possibilità di affittare gli immobili alla signora Moretti (90 anni, madre dei falliti), causando alla stessa un danno stimato a tutt’oggi in lire 110 milioni (che prima o poi dovrà essere risarcito) e altrettanto al fallimento per mancato introito? (cfr. 'l Gazetin, settembre 2000)Concludiamo qui, sebbene l’elenco sia ancora lungo. Togliere il pane di bocca a Franco e Peppino non serve certamente a sollevare le sorti del fallimento. C’è ancora qualcuno che alla luce dei fatti qui narrati pensi che il sequestro della pensione possa giovare in qualche modo ai creditori? È inaudito che nel 2000 accadano ancora simili cose. Eppure il Medio Evo è passato da un pezzo. Persino la conquista della luna è già preistoria.