giovedì 27 giugno 2013

Referendiamo 2013


12 referendum: no al finanziamento pubblico dei partiti e per una giustizia giusta

I RADICALI INIZIANO UNA NUOVA RACCOLTA DI FIRME

Gianfranco Camero
gianfrancocamero@gmail.com


Facendo seguito alle iniziative degli scorsi mesi sulle proposte di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e del testamento biologico, contro la tortura, a favore della legalità e il rispetto della Costituzione nelle carceri e per la depenalizzazione del consumo delle droghe con la conseguente riduzione dell’impatto penale, i Radicali iniziano ora, anche in provincia di Sondrio, la raccolta di firme per i 12 referendum denominati “cambiamonoi” e “per una giustizia giusta”.
Il primo appuntamento con i cittadini che vogliono sottoscriverle sarà sabato 29 giugno, dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15 alle 19, a Sondrio in piazza Campello, seguito poi da una presenza, in serata, al "Summer Sound Festival" presso il parco Bartesaghi (parco Adda Mallero) dalle 20 alle 23 circa.
Inoltre in tutti i Comuni italiani sono disponibili i moduli per i referendum sulla giustizia mentre, per ora, solo a Sondrio e Morbegno è possibile firmare gli altri referendum. Prosegue invece l'iniziativa per l'eutanasia legale, sottoscrivibile, oltreché ai tavoli radicali, nei seguenti Comuni: Sondrio, Morbegno, Cosio, Talamona, Ardenno, Berbenno, Mantello, Cercino, Tirano, Villa di Tirano, Bianzone e Grosotto.
Questi i 12 referendum:
1. Per abolire il finanziamento pubblico dei partiti, attivato attraverso i cosiddetti “rimborsi elettorali” che hanno aggirato il voto plebiscitario abolizionista dei cittadini nel 1993. Vogliamo che i partiti siano finanziati per la forza delle loro idee, e non in forza del loro potere.
2. Libertà di scelta nella destinazione dell’otto per mille. Chiediamo che la quota relativa alle scelte non espresse sull’8xMille (attualmente più del 50% del totale, circa 600 milioni di euro l’anno, ridistribuita alle confessioni religiose) rimanga allo Stato.
3 . Divorzio breve, per eliminare i tre anni di separazione obbligatoria prima di ottenere il divorzio, con l'intento di ridurre il carico sociale e giudiziario che grava sui cittadini e sui tribunali in termini di costi e durata dei procedimenti.
4. Abrogazione di quelle norme della legge sulle droghe che riempiono le carceri di consumatori. Essendo impossibile una vera legalizzazione, a causa di convenzioni internazionali stipulate dall’Italia, vogliamo che sia evitata la pena detentiva per fatti di lieve entità, mentre resterebbe la sanzione penale pecuniaria.
5-6. Immigrazione: abrogazione delle norme che ostacolano il lavoro e il soggiorno regolare. Per cancellare il reato di clandestinità, un reato aberrante che punisce una condizione anziché una condotta e per eliminare quelle norme che incidono sulla clandestinazzazione e precarizzazione dei lavoratori migranti.
7-8. Per la responsabilità civile dei magistrati, perché non si ripetano più casi come quelli di Enzo Tortora: processi-mostro al termine dei quali i responsabili non pagano mai e affinché in tempi rapidi il cittadino possa ottenere il giusto risarcimento per i danni e per le ingiustizie patite.
9. Per la separazione delle carriere dei magistrati, p0iché è un diritto del cittadino essere giudicato, come avviene in tutte le democrazie occidentali, da un “giudice terzo”, obiettivo e imparziale. Obiettività e imparzialità che si ottiene, come diceva Giovanni Falcone, solo separando le carriere del Pubblico Ministero e del Giudice.
10. Per il rientro nelle funzioni proprie dei magistrati fuori ruolo, affinché centinaia di magistrati dislocati nei vertici della Pubblica Amministrazione tornino alle loro funzioni originarie, così da smaltire l’enorme quantità di processi che si sono cumulati, destinati inesorabilmente a diventare carta straccia per prescrizione.
11. Contro l’abuso della custodia cautelare, visto che attualmente migliaia di cittadini vengono arrestati, e restano in carcere in attesa di processo per mesi, in condizioni incivili. Perché il carcere preventivo, cioè prima della sentenza di condanna, si applichi solo per reati gravi.
12. Per l’abolizione dell’ergastolo, per dare piena applicazione alla Costituzione. La detenzione deve averec come finalità la rieducazione del condannato: è un principio di civiltà giuridica in clamorosa contraddizione con il carcere a vita e il “fine pena mai”.

Il calendario

Referendum 2013

TUTTE LE DATE E I TAVOLI IN PROVINCIA DI SONDRIO


Radicali Sondrio
radicalisondrio@gmail.com



Siete già pronti per firmare i referendum radicali 2013 ma non sapete quando e dove? Niente paura, ecco le date della nostra e...state in piazza! Vi aspettiamo!

GIUGNO:

SONDRIO - PIAZZA GARIBALDI
dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19

SONDRIO - PARCO ADDA MALLERO (in occasione della manifestazione SUMMER SOUND FESTIVAL)
dalle 20 alle 23


LUGLIO

SONDRIO - PIAZZA GARIBALDI
dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19





MORBEGNO - PIAZZA SANT'ANTONIO
dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19





SONDRIO - PIAZZA GARIBALDI
dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19






MORBEGNO - PIAZZA SANT'ANTONIO
dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19





Durante tutto il mese di luglio (ogni giovedì) saranno presenti tavoli a SONDRIO in occasione della manifestazione SONDRIO E'... ESTATE, dalle 20 alle 23.

A cavallo tra luglio e agosto con ogni probabilità verranno organizzate anche alcune date a TIRANO e CHIAVENNA.

AGOSTO

MORBEGNO - PIAZZA SANT'ANTONIO
dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19





SONDRIO - CENTRO STORICO (in occasione della manifestazione CALICI DI STELLE)
dalle 20 alle 23






Ad agosto sono in programma anche tavoli a: BORMIO, CHIESA VALMALENCO, MADESIMO e APRICA. A breve verranno indicate le date. 

domenica 9 giugno 2013

Referendum e Giustizia

Per rifare la giustizia italiana basta un referendum. Per farlo servono 500mila firme

UNA FIRMA PER CAMBIARE (FINALMENTE) LA GIUSTIZIA


Vittorio Feltri

(L'articolo originale è apparso sabato 8 giugno 2013 su IlGiornale.it)

Qui si tratta di raccogliere 500mila firme, il minimo indispensabile per indire un referendum. Nel caso specifico, mirante a riformare la giustizia. Non una rivoluzione. Alcuni ritocchi alla legge, visto che riscriverla di sana pianta, come sarebbe opportuno, non è alla portata del Parlamento, diviso in partiti inclini ad azzuffarsi, perennemente in disaccordo su tutto, figuriamoci sulla delicata materia di cui ragioniamo.
Mi corre l'obbligo di precisare che personalmente ho aderito all'iniziativa dei radicali, i soli che in questo Paese, piaccia o non piaccia, siano stati in grado di combinare qualcosa di concreto in politica. Le altre forze, pur manifestando in alcune circostanze buona volontà, non sono mai riuscite a trovare un'intesa per rinnovare la legislazione. Non mi nascondo quindi dietro a un dito: sto con Marco Pannella e mi auguro che anche stavolta egli piazzi un colpo decisivo per costringere l'Italia a darsi una mossa. Invito i lettori a non perdere questa occasione se vogliono contribuire a rendere civili le nostre istituzioni: basta che si rechino a firmare. Sarà poi il popolo a decidere al seggio ciò che preferisce: mantenere lo statu quo oppure svoltare e scrollarsi di dosso il vecchiume che impedisce alla macchina della giustizia di funzionare meglio.
Entriamo nello specifico e tentiamo di spiegare. I punti sono 6. I primi due riguardano la responsabilità civile dei magistrati, i quali oggi, di fatto, non pagano per i propri errori, neppure i più gravi. Qui si pretende di agevolare i cittadini nell'esercizio dell'azione risarcitoria qualora siano stati danneggiati da un'interpretazione errata delle norme di diritto o dalla valutazione delle prove. Insomma, lo spirito del referendum non è quello di vendetta nei confronti delle toghe che sbagliano: capita, e spesso, anche a loro di andare fuori pista. Semplicemente, responsabilizzando chi amministra la giustizia anche a livello economico (se i giudici rischiano in solido diventano più prudenti e quindi più attenti), si tende a ottenere sentenze eque o almeno equilibrate.
D'altronde il problema è noto: tutti i lavoratori pagano per le loro topiche tranne i giudici. Per i quali, male che vada, paga lo Stato. Un incentivo alla faciloneria. Perfino i medici, nelle cui mani affidiamo la salute (la vita), se mettono il piede su una buccia di banana non sfuggono al rigore della legge: sono obbligati a sborsare fior di quattrini. Molti di essi si sono ridotti, onde evitare di finire in bolletta o, peggio, di indebitarsi, a sottoscrivere polizze assicurative dal premio salato. Ora non si comprende per quale motivo i camici bianchi rispondano delle loro cantonate, mentre le toghe abbiano licenza di toppare, lasciando le vittime in brache di tela. Assurdo.

Se tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, non vi è ragione di considerare i giudici una categoria speciale da proteggere. Ci rendiamo conto: la professione del magistrato ha delle caratteristiche tali da renderla unica, ma non vi è alcun motivo per esentarla da castighi qualora chi la svolga si sia comportato male. Tutti qui. Pagano i tranvieri maldestri, ovvio che paghino pure coloro che, steccando, mandano in galera un povero innocente.

Veniamo al punto 3. Col plebiscito in questione si aspira altresì a separare le carriere dei magistrati: il giudice giudicante è terzo per definizione, di conseguenza il Pm (ossia la pubblica accusa) non può essere un suo collega; venga piuttosto parificato al difensore, in maniera che accusa e difesa si scontrino ad armi pari e che il giudice sia al di sopra delle parti. Che c'è di strano in questa divisione di compiti? Nulla. Il desiderio è quello di offrire maggiori garanzie agli imputati, che non sono carne da macello bensì uomini e donne meritevoli di rispetto.
Quarto punto. La giustizia finora ha abusato della carcerazione preventiva, serve una regolamentazione più rigida. Non si sbatta in prigione chi non sia ancora stato condannato definitivamente. Salvo rare eccezioni. Ma che siano eccezioni, e non la norma come accade ora con la minaccia del carcere utilizzata per spaventare e indurre a confessare, a mo' di tortura, chi è nelle grane giudiziarie.
Quinto punto. L'ergastolo contrasta con l'articolo 27 della Costituzione, secondo il quale la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. Bisogna abolirlo oppure si deve cambiare la Carta. Siamo favorevoli alla prima opzione. Occhio anche alle pene accessorie. Infliggere a un condannato l'isolamento per tre anni è una crudeltà indegna di una democrazia decente. Infine. Una nuova disciplina per i magistrati fuori ruolo. Abbiano un lavoro utile, chiaro, preferibilmente soggetto a restrizioni.
Chiediamo troppo? No. Semmai lo chiediamo troppo tardi. Quindi spicciamoci a ottenerlo.